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Sviluppo

17 marzo 2023

Ora la nautica non corre più (ma ha bisogno di giovani)

Alla 13esima edizione di Yare a Viareggio presentati i dati sulle consegne di superyacht fino al 2031. Le esigenze del settore.

Silvia Pieraccini

A guardare le consegne degli yacht di lunghezza fra i 30 e gli oltre 90 metri previste entro il 2031, l’industria nautica mondiale sembra aver interrotto la corsa che l’aveva caratterizzata durante il Covid. Lo dicono i dati (fonte: Market intelligence di The Superyacht Group) presentati nel corso della 13esima edizione di Yare (Yachting aftersales & refit experience), l’evento che a Viareggio e dintorni riunisce fino a oggi, venerdì 17 marzo, comandanti di superyacht, cantieri navali, imprese e addetti ai lavori che si confrontano con i rappresentanti degli armatori e delle società di charter.

Mercato stabile nei prossimi anni

Nel 2022 i maxiyacht consegnati sono stati 174, e hanno portato la flotta mondiale a 5.902 imbarcazioni. Le principali categorie del mercato restano gli yacht da 30 fino a 60 metri. Le consegne, da oggi fino al 2031, sono previste stabili: una media di 165 yacht all’anno. “Una previsione che tiene conto anche di nuovi mercati emergenti – afferma il report – come Egitto, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Montenegro, fino al Vietnam dove si stanno sviluppando approdi turistici e richieste”. Questo trend senza impennate è considerato fondamentale per dare stabilità al mercato del refit, dell’aftermarket e dei servizi.

Digitalizzazione e formazione dei giovani sono le nuove sfide

“Innovazione, servizi e formazione sono le parole chiave per affrontare il futuro di medio e lungo periodo sia nella produzione che nel refit dei superyacht”, ha sottolineato Vincenzo Poerio, presidente di Yare, manifestazione organizzata dal centro servizi per la nautica Navigo. Poerio ha ricordato che l’Italia è il leader mondiale nella nautica, con un fatturato globale di 6,1 miliardi nel 2021 e un incremento a due cifre, ma deve “abbinare a estro e competenza una capacità di coesione e di collaborazione tra le aziende di tutto il comparto per far fronte a nuove politiche industriali e a nuovi scenari interni ed esterni causati dalla guerra e dalla crisi energetica”.  Sviluppo di nuovi prodotti, sostenibilità, digitalizzazione e evoluzione dei processi lavorativi sono i terreni su cui occorre lavorare, insieme con la formazione dei giovani.

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Silvia Pieraccini

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