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01 agosto 2022

Ombre sul Pil 2023, la Toscana rischia se slitta il Pnrr

In caso di slittamento della seconda tranche 2022 del piano, secondo Ires, la crescita rallenterà dal +1,7% allo 0,7%.

In caso di slittamento della seconda tranche 2022 del Pnrr la Toscana rischierebbe di perdere circa 1,1 miliardi di euro di investimenti fissi lordi previsti nel 2023 (il 5,4% del totale), e dunque rischierebbe di perdere un punto di crescita del Pil per l’anno prossimo, con una riduzione della stima dal +1,7% al +0,7%. Lo afferma il rapporto di Ires Toscana sull’economia regionale, presentato oggi a Firenze dalla Cgil, che stima per l’anno in corso una crescita del Pil regionale del 2,7%: un evidente rallentamento rispetto al +6,9% del 2021, tanto da far dire a Ires che “la ripresa si è fermata” in Toscana, con stime riviste ancora al ribasso rispetto allo scorso mese di aprile. Un quadro che conferma i rischi già evidenziati nella nota congiunturale dell’Irpet, legati alle tensioni sui prezzi e sulle forniture di materie prime.

La crisi politica a Roma complica la strada del Pnrr

Da cronoprogramma Pnrr, ricordano i ricercatori di Ires, entro fine anno bisogna varare 55 progetti e completare alcune riforme di settore (giustizia, Dl concorrenza) al fine di ottenere la quota prevista per il secondo semestre 2022, pari a 46 miliardi di euro. Un obiettivo diventato improvvisamente più difficile da conseguire alla luce dello scioglimento delle Camere, che porta alle elezioni del 25 settembre, e dunque alla nascita di un nuovo governo. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, l’erogazione dei fondi potrebbe slittare a giugno 2023. Secondo lo studio, a fine 2026, un recupero solo parziale della seconda tranche 2022, oltre al dato 2023 già evidenziato, porterebbe ad una riduzione degli investimenti fissi lordi cumulati 2024/2026 pari a 3,4 miliardi di euro (-4% circa) in Toscana, con riflessi negativi intorno allo 0,2% per il Pil.

“Servono risposte per cittadini e lavoratori, per evitare una pericolosa crisi sociale: è questa la priorità”, ha affermato Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana, secondo cui, in un contesto segnato da un’inflazione che costa alle famiglie fra i 1500 e i 2000 euro all’anno, “bisogna aumentare i salari e riformare il fisco, combattere la precarietà, costruire un nuovo stato sociale in particolare a partire da sanità, istruzione e non autosufficienza, con politiche di sviluppo e di nuovo intervento pubblico”.

Impieghi stazionari, depositi in crescita

Secondo la leader della Cgil regionale, “c’è un problema di perdita di fiducia, che vale per le imprese e per le famiglie: in una situazione di incertezza, si preferisce mantenere le risorse e non fare gli investimenti indispensabili per determinare una situazione diversa”. Se a metà 2019, infatti, il livello dei depositi e degli impieghi in Toscana era sostanzialmente pari, intorno ai 90 miliardi di euro, a fine 2021 gli impieghi si sono fermati intorno ai 94 miliardi, mentre i depositi sui conti corrente sono vicini ai 108 miliardi.

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