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Impresa

11 luglio 2022

“Ogni anno circa 2000 giovani vanno all’estero”

Nell’intervento del presidente dei Giovani imprenditori toscani Stefano Luccisano, le proposte per “trattenere” i talenti

di Stefano Luccisano, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana

Abbiamo da poco concluso la 51°edizione del Convegno nazionale dei Giovani Imprenditori a Rapallo di cui la Toscana è stata la regione project leader. Una due giorni in cui l’Europa è stata il cuore del messaggio, come testimonia il titolo “PaesEuropa”, e in cui l’industria italiana si è interrogata sul proprio ruolo, sul rapporto tra i giovani e la crescita e sul futuro dell’Italia nella casa comune europea. Un futuro che è già presente nelle idee e nelle storie di impresa che le startup ci hanno raccontato dal nostro palco. C’è chi sta tentando di rivoluzionare la logistica per renderla più sostenibile, sia sulla terra che nello spazio; chi, nell’Italia dei campanilismi, grazie alla realtà aumentata, riunisce in un’unica app tutte le bellezze del Paese; chi vuol proporre un modo diverso di essere green colmando la distanza tra il grande obiettivo di salvare il Pianeta e la vita quotidiana. Nei progetti di queste giovani imprese c’è quel rapporto tra giovani e crescita che dobbiamo assolutamente recuperare e sostenere.

Spesso mi chiedono come stanno i giovani nella nostra regione e quali siano le loro prospettive. Potremmo riassumere la loro condizione in tre dimensioni principali: demografica, economica e sociale.

I giovani sono pochi. Gli under 35 toscani sono meno degli under 35 della media europea e la Toscana è una delle regioni con l’indice di vecchiaia più elevato. Per ogni under 15 ci sono due anziani e si tratta purtroppo di un dato in crescita: negli ultimi 20 anni l’indicatore è passato da 192 a 220.  C’è poi una dimensione economica che si porta dietro anche una dimensione sociale, legata al mercato del lavoro, ma anche alla formazione e alle aspettative dei giovani.

Il tasso di occupazione nella fascia di età 15-24 è tra i più bassi rispetto alle regioni del centro-nord e l’abbinamento tra domanda e offerta di lavoro non funziona per molti settori del made in Italy, in particolare per la moda e la meccanica che non trovano rispettivamente oltre il 40% e il 50% delle nuove figure professionali.

Ogni anno circa 2000 giovani vanno all’estero: è la cosiddetta fuga dei cervelli  che non sarebbe un problema in sé, se riuscissimo ad attrarne altrettanti. I giovani si creano una vita altrove, in territori e paesi più dinamici del nostro, lasciando su chi resta il peso di un divario generazionale che si allarga e si autoalimenta sempre di più. Potremmo dire, in buona sostanza, che i giovani sono sotto-rappresentati in ognuna di queste dimensioni e questo rende la nostra società più fragile e meno propensa al cambiamento. Oggi, anche grazie alle opportunità del PNRR, abbiamo l’opportunità di invertire la rotta, di formare meglio i nostri giovani, di inserirli in modo efficiente nel mondo del lavoro e di valorizzare al meglio il loro contributo nel sistema delle imprese. Di renderli protagonisti e non comparse, come abbiamo sostenuto in occasione del nostro convegno nazionale in cui abbiamo proposto alla politica e alle istituzioni alcune azioni: semplificare gli incentivi alle nuove assunzioni degli under 35, valorizzare quelle forme di lavoro a causa mista, come l’apprendistato, che è davvero un contratto a tempo indeterminato e rappresenta il percorso di ingresso al lavoro più vantaggioso per giovani e imprese, valorizzare gli stage curricolari, snellire le procedure di avviamento di nuove imprese, ancora troppo complesse, investire maggiori risorse sull’orientamento dei giovani fin dalle scuole medie e sulla comunicazione dei fabbisogni delle aziende così da instradare i ragazzi verso percorsi di migliore occupabilità.

È arrivato il tempo di ragionare insieme su una reale staffetta generazionale perché abbiamo bisogno di sguardi e talenti nuovi, capaci di interpretare al meglio le sfide che ci attendono. Perché i giovani non siano più solo il futuro, un tempo indefinito e teorico, ma siano davvero il presente di questo Paese.

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