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03 ottobre 2022

Multiutility, corsa contro il tempo per il varo

La Giunta di Firenze approva l’operazione, ma mancano altri 65 Comuni. Il risultato elettorale pesa sul progetto che è targato Pd.

Silvia Pieraccini

Nei giorni scorsi la Giunta comunale di Firenze ha approvato – prima tra 66 enti locali chiamati a farlo nelle prossime settimane – la complessa delibera-quadro dell’operazione Multiutility, il progetto guidato dai Comuni di Firenze, Prato e Empoli che punta alla creazione di una società di servizi pubblici (acqua, gas, rifiuti) di livello regionale, quotata in Borsa, per poter aumentare gli investimenti, diminuire le tariffe e incrementare i dividendi per gli enti locali.

La delibera-quadro di Firenze

La delibera fiorentina (n.448 del 29 settembre 2022) prevede il conferimento della partecipazione detenuta in Toscana Energia spa (20,6%) in Alia Servizi ambientali, la società dei rifiuti della Toscana centrale, 100% dei Comuni; il via libera al nuovo statuto di Alia e all’aumento di capitale (riservato al Comune di Firenze) della stessa Alia; il via libera alla fusione per incorporazione delle holding di partecipazioni pubbliche Consiag, Acqua Toscana e Publiservizi in Alia; l’approvazione degli aumenti di capitale riservati ad altri soggetti pubblici e del patto parasociale tra soci pubblici; gli indirizzi per la costituzione di una holding pubblica (Holding Toscana) per la gestione delle partecipazioni societarie nella Multiutility; gli indirizzi per il conferimento del ramo operativo di Alia in una società di nuova costituzione; gli indirizzi per la quotazione in borsa della multiutility.

Fino al 15 ottobre si possono presentare osservazioni

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, lo ha definito “il primo passo concreto del processo di creazione della Multiutility”, ammettendo che si tratta “di un percorso complesso e difficile ma di vitale importanza soprattutto alla luce della grande crisi energetica che il Paese e la città stanno attraversando”. L’approvazione della delibera da parte della Giunta fiorentina ha dato il via alla consultazione pubblica che deve precedere la discussione dell’atto in Consiglio comunale: entro il 15 ottobre potranno pervenire osservazioni e proposte (all’indirizzo mail: progettomultiutility@comune.fi.it).

A rischio la scadenza del 20 ottobre per il varo in tutti e 66 i Comuni

Come Firenze, anche gli altri 65 Comuni toscani coinvolti per adesso nell’operazione dovranno seguire lo stesso iter e approvare delibere simili, prima in Giunta e poi nei Consigli comunali. Il cronoprogramma di Alia – che guida l’operazione attraverso il suo amministratore delegato, Alberto Irace, con la consulenza di Boston Consulting – prevede che entro il 20 ottobre tutti i Comuni concludano il percorso, in modo che le assemblee delle società possano deliberare la fusione; ma a questo punto sembra difficile che la scadenza per la nascita del primo embrione della multiutility possa essere rispettata. Anche perché il risultato elettorale del 25 settembre – col centrodestra risultato primo partito in 203 Comuni toscani su 273 – rischia di rimescolare le carte di un progetto nato sotto la bandiera Pd, seppur condiviso da alcuni sindaci di centrodestra come quello di Pistoia.

Consiag e Publiservizi scompariranno

Il progetto originario prevede una complessa architettura finanziaria. Il primo passo – dopo il via libera da parte dei 66 Comuni-soci delle province di Firenze, Prato e Pistoia – sarà la fusione dentro Alia delle tre holding di partecipazioni pubbliche, che dunque spariranno dal mercato: la giovane Acqua Toscana, che possiede il 53% di Publiacqua; e le due società storiche dei servizi pubblici toscani, Consiag di Prato (che esiste dal 1975) e Publiservizi di Empoli (nata nel 2000), che detengono quote in Estra (gas), nel gestore idrico pisano Acque spa, in Toscana Energia (distribuzione gas) e in Publiacqua (gestione servizio idrico).

Sia Alia che le tre incorporande hanno già deliberato l’operazione. Contestualmente il Comune di Firenze conferirà la partecipazione del 20,6% in Toscana Energia, mentre quello di Pistoia apporterà (a sorpresa) la partecipazione del 4% in Publiacqua (il sindaco Alessandro Tomasi di Fratelli d’Italia ha cambiato idea dopo l’opposizione iniziale). I rapporti di cambio delle azioni delle società incorporande nella società incorporata sono già stati fissati. Non sono previsti passaggi di denaro.

Nascerà (intanto) una “bi-utility”

La società così formata cambierà nome – il nome della futura multiutility ancora non è deciso – sarà al 100% pubblica (gli azionisti di riferimento saranno i Comuni di Firenze col 37% e di Prato col 18%) e per adesso consoliderà (solo) due business, i rifiuti (controllerà il 100% della newco operativa Alia OpCo) e l’acqua (avrà il 57,6% di Publiacqua), per un totale di circa 685 milioni di ricavi e 171 milioni di margine operativo lordo (ebitda). Tra le partecipazioni non consolidate figureranno invece il 39,6% di Estra (apportato da Consiag), il 19,3% della pisana Acque (apportato da Publiservizi), e il 31% di Toscana Energia (apportato dal Comune di Firenze e da Publiservizi).

Il consiglio di amministrazione della “bi-utility” sarà formato da un numero di membri che potrà oscillare da 9 a 21. L’amministratore delegato sarà Alberto Irace, attuale ad di Alia. La maggioranza del capitale pari almeno al 51% – afferma lo statuto – dovrà rimanere in mano pubblica, mentre i privati non potranno avere più del 5% a testa.

Il nodo resta il consolidamento di Estra

Ma per centrare l’obiettivo di sinergie e efficienza che l’operazione si prefigge (e per diventare una vera multiutility) occorrerà il consolidamento del gruppo energetico Estra (quello di Toscana Energia non è possibile per il dominio di Italgas), in grado di apportare circa 1 miliardo di ricavi (quelli pre-crisi energetica), passaggio che “dipende” dai soci pubblici senesi e aretini (Intesa e Coingas hanno il 25% di Estra a testa): tali soci non si sono ancora impegnati, anche se è facile pensare che dopo il risultato elettorale i sindaci di centrodestra di Siena e di Arezzo alzeranno le loro “rivendicazioni”.

Nel caso di consolidamento di Estra, Multiutility Toscana (che controllerebbe il 90% della società) salirebbe a circa 1,7 miliardi di ricavi con 290 milioni di ebitda e investimenti che – secondo le previsioni – passerebbero da 171 a 254 milioni di euro. L’aumento della capacità d’investimento è, insieme con la riduzione delle tariffe all’utenza e con la sostenibilità ambientale e sociale, uno degli obiettivi dichiarati dell’operazione. “Considerando il perimetro Alia e Publiacqua, la Multiutility porterebbe benefici stimabili al 2026 in circa 70 milioni di euro a vantaggio sia degli azionisti che dei cittadini – scrivono i promotori -. Includendo anche Estra, invece, i benefici stimabili al 2026 risulterebbero pari a circa 90 milioni di euro”.

La quotazione in Borsa tra un anno

L’ultima fase prevede che i soci della multiutility costituiscano una società-figlia, in cui conferiranno tutte le loro partecipazioni: il 49% di questa nuova società sarà collocato in Borsa entro fine 2023 attraverso un aumento di capitale. Il vincolo sarà che il 51% rimanga in mano pubblica. I soldi raccolti sul mercato (Irace finora ha parlato di 500 milioni di euro) servirebbe, nelle intenzioni, a liquidare i soci riottosi come Acea (che ha il 40% di Publiacqua ma detiene i poteri di governance), anche se in molti si chiedono perché non possano essere utilizzati per investimenti, vista la necessità di miglioramento dei servizi pubblici della Toscana, a partire dalla rete idrica “colabrodo” fino alla necessità di impianti per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti.

Le proteste di 17 associazioni

Intanto dopo l’approvazione della delibera da parte della Giunta comunale di Firenze 17 associazioni, tra cui il Forum toscano Movimenti per l’acqua e Fridays for future Prato, hanno manifestato la loro contrarietà al progetto: “I sindaci saranno espropriati della possibilità di garantire servizi pubblici efficienti – affermano in un comunicato – e a costi ragionevoli. Saranno i manager dei consigli di amministrazione a gestire servizi socialmente fondamentali e beni collettivi non riproducibili e limitati come l’acqua, le materie prime secondarie e l’energia”. I rischi maggiori, secondo le associazioni, sono per i Comuni medi e piccoli che “all’interno di questa holding finanziaria non avranno alcun potere”.

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Silvia Pieraccini

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