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28 settembre 2022

Moda, l’empolese Officina Ciemmeci entra nel polo dei terzisti di lusso

L’azienda di lavorazioni speciali acquisita dal Gruppo Florence che fa capo a tre fondi e si prepara alla quotazione in Borsa.

Silvia Pieraccini

Una lavorazione dell'Officina Ciemmeci

Dopo l’empolese Ciemmeci Fashion, produttore di abbigliamento in pelle, anche la piccola “sorella” Officina Ciemmeci, attiva nelle lavorazioni speciali come serigrafie, lavaggi, stampe, laser, ricami (con 5 milioni di fatturato 2021) entra a far parte del Gruppo Florence, l’innovativo polo dei terzisti della moda di lusso made in Italy creato dalla Vam Investments di Francesco Trapani, dal Fondo Italiano d’investimento e da Italmobiliare.

Diciassette produttori che fatturano 350 milioni di euro

Insieme con Officina Ciemmeci, Gruppo Florence ha acquisito anche due calzaturifici, l’abruzzese Lorenza e la marchigiana Novarese, arrivando così a contare 17 aziende controllate (di cui sei toscane), con ricavi per oltre 350 milioni di euro e più di mille dipendenti in 12 regioni. Nel portafoglio clienti di Gruppo Florence ci sono ora 50 marchi internazionali, da quelli dei gruppi Kering e Lvmh fino a Hermes, Chanel e Burberry.

Quotazione in Borsa tra un anno

L’obiettivo dichiarato dal presidente Francesco Trapani e dall’amministratore delegato Attila Kiss è la quotazione in Borsa entro fine 2023. Nei prossimi mesi sono già previste altre acquisizioni (Kiss ha annunciato al Mipel che le aziende dovrebbero salire a 23 entro fine anno), con la previsione di toccare i 450-500 milioni di ricavi. Le risorse per lo shopping non mancano, visto che nel luglio scorso il gruppo ha sottoscritto un finanziamento da 226 milioni di euro con sei banche diretto a rifinanziare il debito e a supportare le future acquisizioni.

“Terzisti e brand sono più tranquilli”

Attila Kiss è convinto che l’aggregazione faccia bene alla filiera della moda “perché la frammentazione che esiste in Italia a un certo punto diventa un limite. Noi diamo stabilità ai terzisti – ha detto nei mesi scorsi – che non rischiano di avere troppe difficoltà se perdono un cliente, se va in crisi una categoria di prodotto o se devono gestire il passaggio generazionale, e portiamo stabilità ai brand che possono contare su fornitori solidi”. Il risultato è che “quasi tutti i nostri terzisti in questi mesi hanno aumentato il numero di clienti perché i brand sono tranquilli nell’affidare loro le commesse”.

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Silvia Pieraccini

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