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Impresa

24 marzo 2023

L’industria della moda aspetta una politica industriale forte (e gli immigrati)

Il ministro Urso annuncia tre provvedimenti; il presidente di Confindustria Firenze sollecita anche il coinvolgimento delle banche.

Silvia Pieraccini

L’industria italiana della moda chiede al Governo una politica industriale forte, che duri nel tempo e sostenga le aziende in questa fase complessa, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, risponde: stiamo lavorando. “Abbiamo bisogno di una nuova politica industriale – ha affermato Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Firenze e di Confindustria Toscana, concludendo il convegno ‘Future for Fashion’ nella Sala Bianca di Palazzo Pitti – che supporti davvero le imprese nelle trasformazioni ambientali e digitali e che veda anche il coinvolgimento delle banche, soprattutto ora che il rialzo dei tassi addensa nubi sul sistema produttivo”.

Il ministro Urso annuncia tre provvedimenti

I provvedimenti governativi in arrivo, illustrati da Urso, sono tre: una legge-quadro sul made in Italy, che sarà presentata in Consiglio dei ministri in aprile e punterà sulla formazione (“Vogliamo realizzare una rivoluzione culturale per ridare valore al lavoro manuale e artigianale, come è successo con la figura del cuoco”, ha detto Urso); un disegno di legge per coordinare e sfoltire la massa di incentivi nazionali (sono 229) e regionali (sono 1.753) destinati alle aziende; il disegno di legge delega sulla riforma fiscale che interviene (anche) per incentivare gli investimenti in innovazione, e che dovrà poi essere armonizzato con la transizione 5.0.

La formazione degli immigrati nei Paesi d’origine

Sulla formazione, in particolare, il presidente di Sistema Moda Italia, Sergio Tamborini, ha sottolineato la necessità dell’arrivo di immigrati per far fronte alle esigenze della filiera moda nei prossimi anni, e a questo proposito il ministro Urso ha ribadito la linea dettata dal governo Meloni: combattere le tratte nel Mediterraneo attraverso i flussi regolari di lavoratori stranieri richiesti dalle imprese. “Vorremmo inserire un concetto di premialità nei confronti dei Paesi che sono più impegnati nel contrasto all’immigrazione clandestina – ha detto Urso – e allo stesso tempo regolare questi flussi rispetto alle esigenze del sistema produttivo: vogliamo creare strumenti di formazione nei Paesi di origine di questi lavoratori.

Bigazzi: “Riaprire le frontiere”

“Bisogna ricreare tanto artigianato, tante persone brave, e pagarle – ha detto Bigazzi -. Sono d’accordo nel trovare soluzioni per tutti gli artigiani che vanno in pensione, trovare soluzioni legislative che permettano loro di fare da tutor ai giovani che vogliono cimentarsi in questo settore. La vera sfida, è vero, non sarà vendere prodotti ma capire chi sarà a produrli. Ne sanno qualcosa le nostre aziende, sempre a caccia di lavoratori specializzati. E quindi ci sarà bisogno davvero di riaprire le frontiere per far venire le persone di cui abbiamo bisogno”.

Bigazzi ha ricordato anche il valore dell’industria della moda a Firenze: delle 60 mila unità locali della moda italiana, una su dieci è fiorentina; un addetto su dieci del settore moda lavora a Firenze; 10 dei 65 miliardi di export italiano nella moda si generano qui. “Non lo dico per un futile orgoglio di campanile; ma per ricordare che il futuro della Moda è davvero la pre-condizione per quello del nostro territorio”.

Future for Fashion 2023 è stato organizzato da Confindustria Firenze con il Comune di Firenze e il Centro Firenze per la Moda Italiana, con il supporto di Intesa Sanpaolo in qualità di main sponsor e la collaborazione del Polimoda.

Autore:

Silvia Pieraccini

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