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07 marzo 2022

Le energie rinnovabili sono una nicchia (a parte la geotermia)

Lo sviluppo di idroelettrico, biomasse, fotovoltaico e eolico in Toscana è stato frenato. Oggi danno appena il 15% della produzione energetica.

Silvia Pieraccini

L’energia da fonti rinnovabili? La Toscana deve “ringraziare” la geotermia. E’ l’energia generata dal calore della terra il salvagente della regione nella produzione alternativa alle fonti fossili che continuano, comunque, a farla da padrone.

Le fonti fossili producono più del 50%

Nel 2020, secondo i dati di Terna, la produzione netta di energia elettrica nella regione è stata di 17,2 terawattora (TWh), di cui 8,7 (quindi più del 50%) da tradizionale fonte termoelettrica. L’altra metà arriva in larga parte dalla geotermia – 6 TWh, pari al 35% della produzione totale e al 70% della produzione da rinnovabili – e solo per il 15% da idroelettico (0,7 TWh), biomasse (0,7 TWh), fotovoltaico (0,9 TWh) e eolico (0,2 TWh) messi insieme.

L’eolico è residuale

In particolare l’eolico, al centro nelle ultime settimane di polemiche per il via libera regionale a un impianto di pale nel Mugello, è la fonte rinnovabile meno diffusa in Toscana. Ma in realtà lo sviluppo di tutte le rinnovabili extra-geotermia negli ultimi vent’anni è rimasto in gran parte sulla carta, stoppato da procedure autorizzative estenuanti, veti di comitati locali, norme regionali che, in nome della tutela del paesaggio, hanno messo i paletti alla loro diffusione (sono state previste dalla Regione aree non idonee agli impianti eolici, aree non idonee agli impianti a biomasse, aree non idonee al fotovoltaico a terra, oltre al divieto di biomasse alimentate da olio di palma).

Il Piano energetico risale al 2015

Il Paer, piano energetico regionale, risale al 2015 e indica una strategia di diversificazione energetica che, nei fatti, non si è realizzata. Non è stato costruito il gasdotto Galsi tra Algeria e Italia, che sarebbe dovuto sbucare a Piombino e avrebbe dovuto assicurare gas metano a prezzi scontati; non è arrivato alcun beneficio dalla costruzione del rigassificatore offshore Olt a 22 chilometri dalla costa tra Pisa e Livorno, entrato in funzione nel 2013; le centrali Enel a olio combustibile di Livorno e Piombino non sono state riconvertite, ma chiuse per scadenza di autorizzazione e mancanza di futuro produttivo; tanti impianti annunciati, dalla centrale a biomassa nell’ex zuccherificio Sadam di Castiglion Fiorentino al parco fotovoltaico di San Miniato, al pirogassificatore della Kme sulla montagna pistoiese, sono rimasti bloccati.

La geotermia pigliatutto

La “regina” geotermia, diffusa nelle province di Pisa (l’insediamento storico è a Larderello), Siena e Grosseto (sul Monte Amiata), è ancora considerata la fonte dalle maggiori potenzialità, anche se i progetti di potenziamento delle centrali, in mano a Enel Green Power, sono sistematicamente al centro di polemiche. Negli ultimi tempi la Regione, attraverso il presidente Eugenio Giani e l’assessora all’Ambiente Monia Monni, è tornata a indicare la geotermia come fonte dalle grandi potenzialità, tanto più nei territori in cui è presente che spesso hanno poche opportunità lavorative e sono spopolate.

Un nuovo tavolo tecnico

Adesso sta per partire un nuovo tavolo tecnico, proposto da Unione geotermica italiana e allargato agli operatori del settore, nella convinzione che la geotermia possa dare un contributo fondamentale alla transizione energetica del Paese. E soprattutto alla Toscana che, grazie a questa fonte unica che ha sul proprio territorio, può vantare una produzione di energia rinnovabile superiore alla media.

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Silvia Pieraccini

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