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13 luglio 2022

Lavoro povero, per Ires-Cgil in Toscana il 37% è a rischio

Dagli stagionali ai “lavoretti”, quasi 600mila toscani hanno un reddito medio annuo di 6.774 euro.

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Più di un terzo dei lavoratori in Toscana, il 37,08%, percepisce redditi lordi da lavoro non superiori a 12 mila euro annui, equivalenti a circa 11.000 euro netti annui, con un reddito medio lordo annuo pari a 6.774 euro: è il dato che emerge da un report di Ires Toscana per la Cgil regionale sul lavoro povero, che stima dunque 596.585 lavoratori a rischio povertà, a indicare “una frammentazione del lavoro e una de-standardizzazione non solo nel lavoro autonomo, ma anche del lavoro dipendente”.

Dai “lavoretti” agli stagionali, un dato da spiegare

E’ un dato che però, avvertono i ricercatori di Ires, va “spiegato” e raffinato. “Probabilmente fra questi soggetti, sia dipendenti che autonomi – osserva Sandra Burchi -, sono compresi i lavoratori stagionali, il consistente gruppo di quelli che fanno ‘i lavoretti’ e tutti i lavoratori dipendenti e indipendenti assunti nell’ultimo trimestre dell’anno. Il dato inoltre andrebbe ripulito degli effetti dei pensionamenti del primo trimestre dell’anno, ma resta il fatto che una parte consistente del reddito da lavoro è molto distante dal reddito medio lordo sufficiente a superare la soglia di povertà”.

Peraltro, precisa Ires Toscana, il lavoro povero è cosa diversa dalla povertà delle famiglie. “Capita, quindi, che si possa risultare poveri, anche avendo un buon lavoro e un buon salario, se si è il solo percettore di reddito all’interno di una famiglia numerosa, così come si può non esserlo pur avendo un lavoro precario e scarsamente remunerato a condizione di vivere all’interno di una famiglia con più percettori di reddito”. E’ dunque la famiglia il più rilevante ammortizzatore sociale che consente di contenere le disuguaglianze dei redditi che si formano sul mercato del lavoro.

Domestici e operai agricoli a maggiore rischio povertà

Secondo Ires le figure a rischio di povertà “molto alto” sono domestici (71.975 addetti, 40 settimana lavorate di media in un anno, 7.295 euro di reddito medio annuo) e operai agricoli (48.845 addetti, 23 settimane lavorate di media in un anno, 10.718 euro di reddito medio annuo). Le figure a rischio “alto” sono gli autonomi agricoli, quelle a rischio “medio” sono i collaboratori delle gestioni separate. A rischio “basso” ci sono i dipendenti privati e altri collaboratori delle gestioni separate, mentre a rischio “molto basso” i professionisti della gestione separata, commercianti e artigiani. A rischio “nullo” amministratori (gestioni separate) con un reddito medio annuo di 45.978 euro e dipendenti pubblici con un reddito medio annuo di 32.869 euro.

“Non siamo di fronte a una emergenza salariale – sostiene Gianfranco Francese, presidente di Ires Toscana – perché purtroppo ormai sui salari bassi è una tendenza affermata, l’emergenza è piuttosto sociale e ciò aumenta le incognite sulle prospettive di sviluppo della nostra regione, poiché redditi e consumi bassi hanno un effetto depressivo sulla domanda interna, nel quadro di una situazione economica complessiva già difficile”. Per Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana, “il primo passo da compiere è rafforzare la lotta alla precarietà, contro tutte quelle leggi che l’hanno aumentata; e poi bisogna aumentare i salari, attraverso i Contratti nazionali e un uso più equo della leva fiscale.

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