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06 aprile 2022

“La pelle avrà un rincaro del 40%, la Toscana rischia”

Assopellettieri lancia l’allarme: “Col boom di energia e materie prime servono politiche regionali per la competitività”.

Il costo industriale della materia prima pelle avrà nell’immediato un rincaro dal 20% al 40%, e gli effetti del rincaro cominceranno a riverberarsi sui listini del secondo semestre 2022. E’ la stima fornita da Andrea Calistri, vicepresidente di Assopellettieri con delega al distretto toscano, che alla luce dell’aumento dei costi riguardante anche chimica e metalli teme riflessi negativi sulla competitività del sistema industriale toscano della pelletteria. Col rischio che pezzi della filiera produttiva si spostino all’estero, dove i costi dell’energia sono meno penalizzanti che in Italia.

“E’ un rischio che dobbiamo arginare il più possibile, considerando il peso del settore della pelletteria sulla bilancia economica toscana”, sostiene Calistri, invocando politiche regionali per contrastare questo rischio. Anche per questo motivo il vicepresidente di Assopellettieri, oggi a Firenze per la presentazione dei dati dell’export 2021, ha voluto al suo fianco per l’evento l’assessore regionale all’Economia Leonardo Marras. “L’impegno della Regione sull’internazionalizzazione proseguirà, siamo e saremo al fianco delle imprese”, ha affermato quest’ultimo. “Il settore della pelletteria – ha aggiunto – è tra i fiori all’occhiello del nostro sistema economico, anche per la capacità di investire in ricerca e sviluppo: credo che questa sia la via maestra per rafforzarlo e farlo crescere sempre di più”.

Il superlusso rischia di meno

L’allarme di Assopellettieri arriva subito dopo le notizie del Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo, che indicava nel 2021 un ritorno ai livelli pre-Covid del distretto pelletteria e calzature di Firenze (+0,8% sul 2019), ma anche un importante ritardo della concia e calzature di Santa Croce sull’Arno (-14,9%) e della pelletteria e calzature di Arezzo (-38,8%).

L’incremento dei costi e il rincaro della pelle dovrebbe però avere conseguenze gestibili. “Per le griffe in questa fase – sostiene Calistri – la cosa più importante è non perdere quote di mercato, e nel segmento del superlusso l’impatto dei rincari sarà mitigato dalle moltiplicazioni sul prezzo finale del prodotto”. Una buona notizia, dunque, per la Toscana dove il superlusso è una buona fetta del business. “Il problema vero – osserva il vicepresidente dell’associazione – sarà la ripartizione dell’aumento dei costi su tutta la filiera. Assopellettieri tiene unite tutte le parti della filiera, e questo ci faciliterà nell’impostare politiche di salvaguardia”.

A fine 2021 meno aziende ma più addetti

I dati elaborati per Assopellettieri dal Centro Studi Confindustria Moda, che prendono in esame l’export del sistema della pelletteria e della concia toscana (voce Ateco Cb151, al netto delle calzature) rivelano che nel 2021 l’export di settore è arrivato a 5 miliardi di euro ed è cresciuto del 32,5% rispetto al 2020, ma è ancora sotto i livelli del 2019 (-7,1%). Pelletteria e concia nel 2021 hanno rappresentato il 10,9% del totale dell’export manifatturiero della Toscana, a fronte di una media nazionale del 2,4%. Per i mercati di riferimento, rispetto al 2020 migliorano in modo evidente la Svizzera (+39%), che è tradizionale hub logistico-distributivo e prima in graduatoria per valore, ma anche Francia (+30%), Corea del Sud (+120%), Usa (+72,5%) e Giappone (+61%), mentre la Cina si limita a un +5%.

A fine 2021, nel confronto col 2020, la Toscana ha registrato un -4,1% nella demografia delle imprese di settore, con un +0,7% negli addetti. Le ore di cassa integrazione guadagni per le aziende dell’intera filiera pelle (con anche le calzature) autorizzate da Inps nel 2021 mostrano in Toscana una diminuzione del -27,6% sul 2020. La guerra in Ucraina preoccupa gli imprenditori, ma l’allarme è relativo: Russia e Ucraina da sole valgono 20,9 milioni di euro esportati nel 2021, lo 0,42% del totale.

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