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15 febbraio 2023

La Fondazione Caript innova il welfare (locale)

Nasce la Fondazione di comunità, ai progetti potranno partecipare tutti anche le imprese. L’esperienza di Pistoia è la prima in Toscana.

Letizia Nardi

A Pistoia è nata la Fondazione delle Comunità. Lavorerà per innovare il welfare locale, superando l’assistenzialismo e supportando la cultura del dono, ossia un sistema economico basato sul valore d’uso di oggetti e beni e sul reciproco scambio, senza espliciti accordi di una ricompensa immediata o futura.

“Alla base del progetto c’è la consapevolezza che il tradizionale modello di welfare, prevalentemente orientato all’assistenzialismo, non è più in grado di fornire risposte adeguate alle esigenze della popolazione, in particolare nelle sue fasce più deboli” – sottolinea Lorenzo Zogheri, presidente della Fondazione Caript, promotrice dell’iniziativa.

I compiti della neonata Fondazione

Le prime iniziative a cui si dedicherà la Fondazione delle comunità pistoiesi sono: costruire nuovi parchi coinvolgendo le scuole, aiutare la rinascita di esercizi commerciali di prossimità e progettare azioni dedicate alla salute mentale e a persone con disabilità.

La Fondazione delle comunità pistoiesi è stata voluta da Fondazione Caript (che aveva annunciato di volere lanciare progetti di sviluppo del territorio), dalle associazioni e dalle imprese pistoiesi. A finanziarla sarà la stessa Fondazione Caript che dedicherà 400.000 euro del budget per il sociale a progetti da realizzare attraverso la Fondazione delle comunità pistoiesi.

Aperta a tutti, ma i progetti devono avere finalità sociali

“Sarà fondamentale coinvolgere enti del terzo settore, imprese, centri di ricerca e università per superare i classici schemi della filantropia” – spiega Paola Bellandi, presidente della Fondazione delle comunità pistoiesi (nella foto con Lorenzo Zogheri, presidente della Fondazione Caript e Daniela Gai, vicepresidente della Fondazione).

La Fondazione nasce, infatti, con l’intento di promuovere la cultura del dono, i cui frutti siano destinati a un welfare generativo, cioè capace di incanalare risorse e di responsabilizzare chi riceve aiuto. Possono partecipare, quindi, le associazioni, ma anche le imprese e i singoli cittadini che presenteranno progetti da attuare sul territorio, il cui fine è contribuire alla soluzione di problematiche sociali (come ad esempio la povertà educativa). Al centro dei finanziamenti e contribuiti, quindi, vi saranno i progetti (e non più solo i soggetti promotori) che potranno essere portati avanti e arricchirsi con il tempo di nuovi sostegni, umani e finanziari.

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Letizia Nardi

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