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21 novembre 2022

Investimenti esteri, Regione e Confindustria rinnovano l’intesa

Nasce l’Advisory Board di Invest in Tuscany per favorire il confronto e la risposta istituzionale alle esigenze delle multinazionali.

Leonardo Testai

Sostenere l’insediamento e consolidare la presenza di investimenti esteri in Toscana: è sempre questo l’obiettivo della collaborazione tra Regione Toscana, Confindustria Toscana, e Confindustria nazionale, avviata nel 2019 e ora rinnovata con un protocollo d’intesa firmato fra le parti. La principale novità della versione 2022 è la creazione dell’Advisory Board di Invest in Tuscany: un comitato consultivo regionale che si occuperà di favorire il confronto e la risposta istituzionale alle esigenze delle imprese estere o di rilevanza nazionale presenti o che intendono investire in Toscana.

Tra gli obiettivi dichiarati dell’intesa, incentivare il mantenimento delle multinazionali già presenti, aumentare a livello locale la conoscenza di ruolo e le potenzialità non solo a livello economico ma allargandole ai programmi di sostenibilità ambientale, economia circolare e welfare, agevolare lo scambio di esperienze tra Regioni e istituzioni nazionali. Periodicamente, tramite l’Irpet e il Centro Studi di Confindustria Toscana, verrà redatta un’indagine per conoscere e monitorare le dinamiche delle imprese estere e di quelle di grandi dimensioni: dai legami con le Pmi nelle singole filiere produttive alla misura degli indotti, dai segnali preventivi di criticità ai fabbisogni di formazione.

Primo obiettivo, mantenere gli investimenti esteri in Toscana

“Attrarre investimenti esteri in Toscana è possibile – sostiene Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana – facilitando le imprese affinché trovino un terreno fertile. Già noi abbiamo competenze e qualità del personale, ma dobbiamo far sì che anche dal punto di vista burocratico si possano snellire le procedure, per far sì che non solo vengano, ma che rimangano, perché è importante farli restare”. Peraltro, afferma Bigazzi, “il capitale è straniero ma le competenze rimangono a noi. Spesso, anzi quasi sempre, sono guidate da manager italiani e lavoratori italiani, quindi toscani, quindi noi abbiamo tutto l’interesse a favorire la loro crescita e lo sviluppo”. Anche perché, osserva il presidente di Confindustria Toscana, “le multinazionali servono innanzitutto a far crescere le piccole e medie imprese, perché per loro sono indispensabili le filiere, che apportano le competenze a queste aziende con capitale estero ma sovente gestite da italiani”.

Col nuovo Advisory Board sarà possibile “portare al tavolo chi prende le decisioni a livello di Regione – spiega Fabrizio Monsani, coordinatore della commissione multinazionali e grandi imprese di Confindustria Toscana -, affinché si possa favorire il mantenimento della presenza degli investitori esteri, il che vuol dire anche ulteriori investimenti da parte loro, investimenti quantitativamente importanti anche rispetto ai nuovi, che ovviamente non abbandoniamo”. Monsani sottolinea che “in Toscana ci sono già oggi più di 50 crisi in aziende: credo che le crisi non avvengano dalla mattina alla sera, o dalla notte alla mattina, ma si possano individuare in un buon lasso di tempo”.

“Gkn? Non ci interessano le azioni speculative”

Facile pensare al caso della ex Gkn di Campi Bisenzio, e alla decisione della proprietà inglese – il fondo Melrose Investments – di dismettere la fabbrica, avviando una complessa vertenza. Ma per Bigazzi “una rondine non fa primavera, è un’azienda dalla quale ci siamo dissociati immediatamente, e noi lavoriamo perché quell’area sia reindustrializzata. E’ chiaro che un’azienda che si muove solo nell’interesse speculativo non è nel nostro Dna, e non è nemmeno nel Dna delle multinazionali o delle grandi aziende. Le grandi aziende vengono qua perché vogliono investire e stare qua, non per fare i loro affari e poi sparire. Non è nel loro Dna, o nel nostro Dna: figuriamoci se vogliamo parlare con fondi speculativi”.

Un concetto ribadito dal presidente della Regione, Eugenio Giani: “Non è certo la Melrose, ciò a cui noi aspiriamo. Quelle multinazionali che si sono comportate con cinismo e senso speculativo le vogliamo rigettare fin dal primo momento in cui possono apparire. Il protocollo serve proprio a questo. Quattro occhi sono meglio di due. Noi possiamo anche filtrare da subito coloro che si propongono di venire ad investire in Toscana”. La vocazione della regione, del resto, è quella di accogliere investimenti internazionali: “Nel settore industriale – osserva Giani – le multinazionali italiane ed estere pesano per il 20% sul totale degli occupati e per il 40% sul fatturato”.

Intesa “benedetta” da Confindustria nazionale

Confindustria nazionale, oggi come nel 2019, benedice l’iniziativa toscana: “Già in Toscana abbiamo molti investitori esteri, dobbiamo iniziare a renderci conto che sono davvero un grande investimento per le nostre regioni, soprattutto qua in Toscana”, dichiara Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente di Confindustria con delega all’Internazionalizzazione, che ha firmato il protocollo d’intesa. “Cercheremo di velocizzare le cose – aggiunge – per attrarre le multinazionali a venire qua: all’Italia non manca niente, ogni Regione ha la sua peculiarità, abbiamo un buon sistema di formazione, ragazzi formati e molto bravi, infatti le aziende vengono qua perché abbiamo tutte le competenze necessarie”.

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Leonardo Testai

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