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Innovazione

27 maggio 2024

Intelligenza artificiale per le imprese, “estensione e non estinzione”

Confindustria Toscana Centro e Costa fa il punto a Empoli con le testimonianze delle aziende alle prese coi nuovi strumenti.

Leonardo Testai

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L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento per l’estensione delle possibilità umane, e non per l’estinzione umana: è il messaggio portato da Confindustria Toscana Centro e Costa all’evento ‘Sfide e soluzioni: l’intelligenza artificiale al servizio delle aziende’, organizzato a Empoli per fare il punto su benefici, sfide e applicazioni dell’intelligenza artificiale per le imprese, nel contesto delle questioni economiche e sociali poste dalla diffusione degli strumenti dell’Ia, e delle luci e ombre che persistono sugli aspetti normativi.

L’incontro è stato caratterizzato dalla testimonianza di quattro imprese del territorio: chi sviluppa soluzioni con l’intelligenza artificiale per aiutare le aziende ad aumentare la loro produttività, risparmiando tempo e ottimizzando i processi (Requrv); chi le applica all’e-commerce (Adiacent); chi le utilizza per la sicurezza sui luoghi di lavoro (3Dnextech), e chi invece ha dato in pasto all’Ia 25.000 ticket del proprio customer care per realizzare un risponditore di assistenza commerciale e tecnica automatizzato e superinformato (Timenet).

“L’Ia fa estinguere solo chi non la usa”

“Il tema dell’estinzione con l’intelligenza artificiale non c’è, o meglio, ci sarà per chi non la usa”, ha commentato Alessandro Sordi, vicepresidente Confindustria Toscana Centro e Costa. “Bisogna usarla come un’estensione delle capacità di calcolo – ha spiegato – su cose ripetitive. Ma in questa fase storica che sta accelerando viene utilizzata per la grande maggioranza delle persone per generare testo, o immagini. Il punto è che l’intelligenza artificiale ci risponde sempre: questa prima risposta non dico che spesso sia sbagliata, ma sicuramente è superficiale, se ci si ferma alla prima risposta che ci dà”.

Dunque, secondo Sordi, “ci sono da fare molte domande, bisogna interagire, e bisogna aumentare il livello di consapevolezza di chi fa le domande per ottenere alla fine qualcosa che sia veramente utile, altrimenti non serve a nulla. La sintesi attuale è che si debba andare a fare tutte le domande giuste; poi, che ognuno si dovrebbe addestrare la propria intelligenza artificiale sia per un tema di privacy, sia per un tema di verticalizzazione dell’informazione”.

“Bene le regole, ma stiamo mettendo i paletti a una marea”

Il tema del rapporto tra la protezione dei dati personali e le nuove possibilità offerte dall’Ia è stato al centro del convegno ‘State of privacy – focus sull’Ia’ organizzato dal Garante per la protezione dei dati personali a Firenze. “Gli algoritmi sono estremamente pericolosi – ha spiegato Pasquale Stanzione, presidente del Garante – se non si ha la consapevolezza del codice sorgente, di come sono alimentati, perché possono portare nuove discriminazioni ed esclusioni, possono svelare la parte interiore dell’uomo arrivando a quell’uomo di vetro che è l’obiettivo delle dittature, non delle democrazie. L’uomo, la persona, deve mantenere quanto più è possibile il dominio, quindi agire e non subire questa evoluzione, che per altri aspetti è estremamente auspicabile”.

Secondo Luigi Rebuffi, segretario generale dell’Ecso (European Cyber Security Organisation), “il problema è che stiamo regolamentando qualcosa che non è ben conosciuto, quindi stiamo ponendo dei paletti a una marea, diciamo, ed è difficile trattenere la marea con solo dei paletti. Quanto si è consapevoli al momento della potenza dell’intelligenza artificiale? Da zero a mille, uno”. Per il segretario generale dell’Ecso “l’intelligenza artificiale ci aiuta a prevenire le frodi, la creazione di certi siti fraudolenti, ma chiaramente aiuta anche i cybercriminali a sviluppare dei metodi per dei codici per introdursi nei sistemi, oppure semplicemente a produrre dei testi che ingannano, le fake news, i deep fake che sono uno dei prodotti più visibili al giorno d’oggi di un’intelligenza artificiale”.

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Leonardo Testai

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