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01 aprile 2024

Industria 5.0, perché per le imprese è una opportunità (obbligata)

L’evoluzione industriale dal 4.0 verso criteri 5.0 è già in atto, ma i due concetti differiscono in modo significativo nel loro approccio e nelle loro implicazioni.

Virginia Pedani

A marzo 2024 è stato reso attuativo uno dei piani governativi previsti dal Pnrr in materia di Pmi. Oltre 6 miliardi di euro di incentivi per riuscire nella complessa sfida di coniugare transizione digitale e transizione energetica. E’ partita la sfida dal 4.0 al 5.0. 

Una rivoluzione – che molte grandi imprese hanno già intrapreso – ma che anche le piccole e medie dovranno avviare per continuare a crescere sul mercato. Una sfida che porterà le imprese dall’automazione avanzata alla collaborazione uomo-macchina fino alla sostenibilità. Per capire gli elementi su cui si fonderà l’industria 5.0 abbiamo chiesto al vicepresidente del Comitato Piccola Industria e Servizi Innovativi e Tecnologici di Firenze di Confindustria Toscana Centro e Costa Federico Trippi, perché per le imprese piccole e medie è una opportunità.

L’industria 5.0 segnerà un’epoca di trasformazione radicale, questa rivoluzione industriale non si concentra solo sulla produzione efficiente, ma anche sulla creazione di un ecosistema produttivo rispettoso dell’ambiente e dell’individuo?

“Quando sono emerse le prescrizioni in materia di industria 4.0 parte delle imprese erano già incentrata sull’inserimento di tecnologie produttive in linea e di collegamenti con il mondo IT per la produzione. Stavamo attraversando una nuova trasformazione industriale, passando cioè da una produzione di massa ad una ottimizzata, basata su un nuovo paradigma di business condizionato dalla capacità mediatica dei social. Non si trattava più di un problema di ‘quanto produci’ – produzione di massa – ma di quanto la produzione potesse essere ‘flessibile’ ovvero in grado di riconfigurarsi rispetto ai feedback del mercato. Tutto questo si andava ad inserire in un momento di straordinaria trasformazione che già aveva preso forza fin dalla fine del primo decennio parlando di ‘digitalizzazione del prodotto’. Questo ha permesso a noi imprenditori di dare un nuovo senso al project management applicato oltre che al trasferimento tecnologico”.

Sostenibilità ambientale e transizione energetica e digitale sono parole chiave per l’industria 5.0, perché?

“Nel 2015 scatta l’obbligo delle diagnosi energetiche per le aziende energivore a livello europeo e poco dopo vengono introdotti gli obblighi di fatturazione elettronica. Le aziende, in chiave digitale, diventano così completamente visibili e tracciabili. Industria 4.0 chiudeva il cerchio con la digitalizzazione dei quantitativi di produzione. Il protocollo di Kyoto, riferimento internazionale in materia di surriscaldamento globale pubblicato nel 1997, prevedeva che si dovessero raggiungere entro il 2020 certi obiettivi di sostenibilità a livello comunitario. La transizione digitale e la transizione energetica diventano quindi i cardini della trasformazione per il prossimo decennio, trovando già elementi attuativi per i target previsti al 2026. 

Il primo obiettivo – continua Trippi -, forse il più importante, è proprio la sostenibilità ambientale (così come previsto anche nei nascenti piani di sostenibilità ESG) ovvero la riduzione degli impatti dati dalle produzioni in termini di emissione di CO2 aumentando contestualmente la produzione da fonti sostenibili (fotovoltaico, eolico, solare, etc…). La nuova trasformazione in chiave di industria 5.0 recupera le innovazioni già introdotte dalla transizione 4.0 e in più eroga fondi per nuovi importanti investimenti, messi a disposizione delle imprese per realizzare progetti di innovazione a medio termine congiunti con la realizzazione di impianti ad energia da fonti sostenibili”.

Da tutto questo, le piccole e medie imprese che vantaggi potranno trarne?

“Se questo periodo di incentivazione ha spinto fondamentalmente sull’acquisizione di macchine e sulla loro interconnessione coi sistemi informatici aziendali, il prossimo futuro si concentrerà sul premiare chi saprà dimostrare di utilizzare tali dati in maniera strutturata e mirata rispetto ai nuovi paradigmi di tracciabilità, riconfigurabilità di prodotto e sostenibilità. Sono infatti già disponibili misure e sostegni mirate ad incoraggiare le aziende a compiere questo passaggio. Anche se con aliquote di credito d’imposta progressivamente ridotte rispetto agli anni precedenti. In ambito regionale invece, saranno fondamentali anche i prossimi finanziamenti per il sostegno alla ricerca e sviluppo (R&S).

Nel corso del 2024 ci si aspetta inoltre una chiara linea di applicazione delle nuove misure che saranno interamente dedicate a sostenere con logiche di applicazione delineate, sia i criteri Industria 5.0, quanto quelli dei nuovi bilanci di sostenibilità ESG per le aziende che virtuosamente desidereranno fare investimenti in tal senso.  Per arrivare pronti a cogliere queste opportunità e quindi massimizzarne i benefici in termini finanziari è fondamentale però, che le aziende possano strutturare col supporto di figure esperte del settore, interne od esterne, delle “strategie a medio termine rispetto alle volontà di investimento tecnologico e trasformazione “. D’altronde la tecnologia non è altro che il “come” si facilita il raggiungimento di un obiettivo, mentre le nuove prassi aziendale (la chiave 5.0) rappresentano la tattica corretta con cui applicare la strategia di crescita”. 

In tutto questo, però, non abbiamo ancora spiegato cos’è l’industria 5.0?

“Per comprendere appieno Industria 5.0, è necessario declinare gli elementi cardine della precedente rivoluzione 4.0: le prassi da essa stabilite hanno introdotto l’uso diffuso di tecnologie digitali all’interno dei processi industriali cercando di traghettare la produzione dal criterio di produzione ottimizzata a quello di produzione flessibile. Ciò ha comportato l’adozione di tecnologie di frontiera come l’Internet delle Cose (IoT), l’intelligenza artificiale, la manifattura additiva e altre “tecnologie abilitanti”, permettendone una diffusione e un inserimento massivo in pochissimi anni nelle prassi di lavoro. In sintesi, ha trasformato le fabbriche in entità “intelligenti”, dove macchine e dispositivi comunicano tra loro e con gli operatori umani, aumentando l’efficienza, riducendo gli sprechi e permettendo la piena tracciabilità dei prodotti durante la fase di realizzazione. 

Industria 5.0 rappresenta il passo successivo nell’evoluzione industriale. Questa fase va oltre la semplice automazione e digitalizzazione: l’obiettivo principale è creare ambienti di lavoro in cui le competenze umane e la digitalizzazione dei dati, oltre all’automazione dei processi tracciati, si integrino per raggiungere risultati eccezionali. Questi risultati si dovranno declinare in termini di qualità del tempo delle persone che operano nell’azienda, maggiore efficienza nelle produzioni, capacità di ottenere prodotti sostenibili sia sul fronte aziendale quanto sulla loro immissione nel contesto del mercato. I concetti di qualità, sostenibilità e Welfare prendono così nuove possibilità di crescita. I criteri di applicazione di Industria 5.0 dovranno quindi distinguersi per la loro capacità di rispondere a eventi inaspettati o richieste di personalizzazione molto frequenti. Le macchine non sono più rigide nell’esecuzione dei compiti, ma possono reagire in modo flessibile alle situazioni non pianificate. Tale flessibilità e adattabilità sono essenziali per affrontare nuove sfide. 

Se Industria 4.0 rappresenta l’inserimento delle tecnologie nell’ambito manifatturiero produttivo, per molti, Industria 5.0 sarà l’Umanizzazione dell’Industria”.

Una ultima domanda, la sua azienda (Federico Trippi con la moglie Rosa Schina ha fondato nel 2012 la R&D Telecommunication and Energy srl, n.d.r) è già una industria 5.0?

“Aiutiamo le aziende in attività di ricerca e sviluppo applicata, nell’individuazione di soluzioni di finanza agevolata e soprattutto nel trasferimento tecnologico, ovvero nello sviluppo di progetti speciali per il potenziamento attraverso l’inserimento di nuove tecnologie o strategie finalizzate ad innovare la produzione. Possiamo non esserlo? E poi credo che le opportunità di crescita vadano colte tutte sempre. Con la mia impresa abbiamo analizzato fin dal 2011 la strategia europea in materia di digitalizzazione ed ambiente – motivo del nome dell’azienda – e proprio per questo nel 2016 abbiamo dato vita ad una seconda società con la finalità di realizzare proprio impianti di energia da fonti rinnovabile. 

Autore:

Virginia Pedani

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