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Impresa

07 marzo 2022

Le imprese chiedono meno credito, -17,3% nel 2021

Secondo uno studio di Crif, il dato toscano è peggiore della media nazionale. Anche le famiglie chiedono meno mutui (ma più prestiti).

Una variazione del numero di finanziamenti richiesti del -17,3% nel 2021 rispetto all’anno precedente, un dato peggiore rispetto alla media nazionale (-14,5%) Secondo uno studio di Crif, in Toscana le imprese chiedono meno credito alle banche.

“Questo potrebbe essere determinato – sostiene Crif – sia da una minore tensione delle imprese sul fronte della liquidità, sia dalla tendenza a richiedere importi più contenuti, sia dalla maggiore incidenza di richieste da parte di aziende di piccola e piccolissima dimensione”.

La diminuzione delle richieste si avverte in tutte le province. E’ meno accentuata a Lucca (-10%), Grosseto (-11%) e Livorno (-13,8%), e più forte a Siena (-19,9%) e Firenze (-21,1%). Per quanto riguarda l’importo medio dei finanziamenti richiesti dalle imprese, con 83.696 euro la Toscana si colloca al di sotto della media nazionale (105.109 euro). Il valore più elevato si registra a Pisa, con 111.309 euro mediamente richiesti.

Le imprese chiedono meno credito, e le famiglie chiedono meno mutui

Sempre nel 2021 in Toscana, secondo Crif, sono calati i nuovi mutui e le surroghe, con un -11,4% sul 2020. In parallelo, mentre sono cresciuti i prestiti personali (+9,2%) o finalizzati all’acquisto di beni o servizi (+27,7%). L’importo medio dei mutui è pari a 141.236 euro, poco sopra il dato nazionale. La media per i prestiti finalizzati in regione è stata pari a 6.754 euro, e quella per i prestiti personali di 12.732 euro.

“A fronte di uno scenario in progressivo miglioramento – afferma Maurizio Liuti (Crif) – grazie al consolidamento della ripresa economica già in atto e all’attuazione del Pnrr, per l’anno in corso ci si attende un’ulteriore crescita della domanda di credito da parte delle famiglie, con una accelerazione in particolare per i prestiti finalizzati, che continueranno a beneficiare di un costo del denaro e di condizioni di offerta ancora appetibili. Sempre che non si verifichino nuovi shock, resta elevata la sostenibilità degli impegni finanziari da parte delle famiglie”.

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