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07 dicembre 2022

“I pannelli solari a Firenze? Meglio sui tetti dei capannoni”

La neo soprintendente Ranaldi: “Mettere il fotovoltaico ovunque è complicato, va regolamentato escludendo alcune zone”.

Leonardo Testai

I pannelli solari fotovoltaici? Meglio sui tetti dei capannoni che sui tetti delle case di Firenze, sostiene Antonella Ranaldi, nuova soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana, a circa un mese dall’approvazione (e a sei dall’annuncio) della variante “sblocca-pannelli” da parte del Comune, che ha come uniche eccezioni l’area Unesco e l’area delle ville medicee di Castello. Ranaldi, in un recente convegno organizzato dall’Ordine degli architetti di Firenze, aveva affermato che nelle autorizzazioni sarebbe stata tenuta in conto anche la visuale dai punti panoramici: con grande incertezza, dunque, nei casi in cui la vista del pannello risultasse impattante, per tutte le aree anche fuori dal centro storico dove esiste un vincolo paesaggistico statale.

“Ho partecipato a questo incontro pubblico, e forse ho fatto arrabbiare un po’ il Collegio dei Geometri, però mi sembrava che il mio ruolo fosse quello di sottolineare l’importanza del tema”, ha spiegato la soprintendente nell’audizione in videoconferenza da parte della commissione Cultura e sport del Consiglio comunale. “Firenze è una città particolare, che merita tutte le attenzioni – ha detto -, quindi non si può dire che il fotovoltaico non si possa fare, però va regolamentato come in effetti è stato fatto con l’esclusione di alcune zone, e questo non è stato accolto tanto bene. Ci sono tante società, tante imprese che lavorano sul fotovoltaico, e quindi giustamente spingono in questa direzione: ma che si possa mettere dappertutto mi sembra complicato”.

“Ci sono anche impianti invisibili, lavoriamoci”

Da qui, una proposta alternativa per i pannelli solari a Firenze: “Se ad esempio – ha spiegato Ranaldi – si individuano delle zone, capannoni industriali, nuove costruzioni, il patrimonio costruito dal dopoguerra in poi, cioè quello che non ha 70 anni e che è estesissimo, come sede privilegiata proprio per la produzione di energia elettrica, secondo me si fa un’operazione un po’ da gestire, in cui bisogna fare delle scelte, in comprensori più di tipo industriale”.

In questo modo, ha osservato la soprintendente, sarebbe possibile “compensare quelle limitazioni per cui i proprietari che vivono nel centro, nella zona Unesco, non possono usufruire di questi benefici. Compensarle individuando anche interventi importanti ed estesi in cui viene utilizzato il fotovoltaico, che può essere un elemento di progettazione”.

Tuttavia, ha concluso Ranaldi, “confido anche in un impiego tecnologico avanzato: ci sono impianti fotovoltaici invisibili. Il tema è proprio quello della visibilità e della collocazione, quindi incentivare una ricerca tecnologica verso soluzioni ecocompatibili è un compito della Soprintendenza”.

“Pista di Peretola, cercheremo di dare una mano”

Oltre ai pannelli solari, la soprintendente ha risposto agli interrogativi dei consiglieri su temi come i lavori agli Uffizi (con la loggia Isozaki sempre meno probabile), le pensiline della tramvia, il restyling dello stadio Artemio Franchi, e anche il progetto di nuova pista per l’aeroporto di Firenze. “Ancora non ci sono le soluzioni prospettate da vedere – ha precisato -, però io penso che sia possibile, e sia anche auspicabile. Ho cominciato a vedere, me ne hanno parlato, c’è un contrasto da parte delle comunità locali. Però è un’opera che per Firenze credo sia importante. Là si tratta di allungare la pista per gli aerei, perché adesso è troppo corta. Cercheremo di aiutare in questo”.

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Leonardo Testai

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