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07 marzo 2022

La guerra in Ucraina e la Toscana: timori per energia e materie prime

Le imprese temono il boom dei prezzi di gas e petrolio, e chiedono mani più libere per diversificare le fonti energetiche.

Leonardo Testai

Il costo dell’energia, e delle materie prime: sono questi i due nodi principali che, alla luce della guerra in Ucraina tengono col fiato sospeso il mondo produttivo della Toscana, dopo la svolta nella crisi con l’azione militare intrapresa dalla Russia. Preoccupano meno il calo dei flussi turistici, e il destino dei flussi commerciali del manifatturiero, anche in caso di sanzioni disposte dall’Unione Europea, se non per singole aziende che hanno in questi paesi dei riferimenti importanti: nel 2019, ultimo anno pre-Covid, l’incidenza di Russia e Ucraina è stata dell’1,2% sul totale dell’export e dell’1% sul totale dell’import.

Teme dunque “pesantissime ripercussioni indirette anche sulle nostre imprese” il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi: “L’esposizione italiana al gas – sostiene – non potrebbe non ripercuotersi sulle imprese della Toscana, già impegnate a sopravvivere agli esorbitanti rincari dei prezzi energetici e delle materie prime fra cui anche quelle alimentari, dove si sta assistendo a poderosi incrementi come nel caso del grano. Un’economia fortemente internazionalizzata come la nostra rischia di pagare conseguenze molto pesanti rispetto ad un mondo che torna a chiudersi”.

“Dobbiamo diversificare le fonti energetiche”

Per quanto riguarda l’energia, “l’Unione Europea ha dato rassicurazioni nei giorni scorsi – ricorda Daniele Matteini, presidente di Confindustria Toscana Nord – circa una più accentuata diversificazione delle fonti di approvvigionamento: paesi diversi dalla Russia e ricorso al gas naturale liquefatto dovrebbero assicurare disponibilità, ma per quanto riguarda i prezzi è verosimile che la situazione, già pesante, peggiori ancora. Questo non solo per il gas: già oggi il petrolio sta toccando quotazioni elevatissime”.

Dunque, sostiene il presidente di Confindustria Toscana Sud Fabrizio Bernini, “devono essere subito messi in campo processi snelli e rapidi per velocizzare il ricorso a fonti rinnovabili, tramite provvedimenti che agevolino gli iter di autorizzazione per le imprese che vogliono investire in questo processo, devono essere garantiti iter semplici ed incentivi. La Toscana deve accrescere l’utilizzo di fonti energetiche legate al geotermico di cui la nostra Regione è ricca”. Di termovalorizzatori parla invece Fabio Franchi, segretario generale della Cisl Firenze-Prato riunita oggi a congresso: non costruire nuovi impianti, sostiene, è una decisione “estremamente negativa”, anche alla luce della previsione dell’aumento della bolletta Tari nei prossimi anni.

Vino e vivai, le preoccupazioni dell’agricoltura

In tema di esportazioni, sono soprattutto le imprese agricole che dalla guerra in Ucraina paventano un’altra mazzata per la Toscana, dopo quella dell’aumento dei costi dell’energia e, sostiene Fedagripesca Confcooperative Toscana, l’aumento dei prezzi dei concimi azotati di cui la Russia è il principale fornitore. Secondo Coldiretti la guerra tra Mosca e Kiev mette a rischio quasi 30 milioni di euro di flussi per cibo, vino, olio ed altri prodotti agricoli regionali. Inoltre, osserva Coldiretti Pistoia, sono a rischio circa 13,5 milioni di export di piante vive, comprese quelle dirette verso i Paesi ex sovietici asiatici, le cui rotte devono venire ora ridisegnate a causa della guerra. “Già adesso ci risulta – segnala l’associazione – che si siano alcuni camion nell’area interessata al conflitto carichi di piante, che probabilmente dovranno rientrare a Pistoia per evitare rischi”.

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Leonardo Testai

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