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23 marzo 2023

Future for Fashion, l’industria del lusso cerca operai

Al via il confronto tra i big della filiera moda. “Dobbiamo dare dignità anche economica a certi lavori”, afferma Cucinelli.

Leonardo Testai

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All’industria del lusso servono operai, depositari di un saper fare manuale che in Italia – e in Toscana – trova la sua massima espressione: è l’istanza emersa dalla prima giornata di ‘Future for Fashion’, il convegno organizzato da Confindustria Firenze in collaborazione col Comune di Firenze e il Centro di Firenze per la Moda italiana. I protagonisti della filiera della moda hanno comunicato la loro visione di un mondo che ha superato le difficoltà degli anni della pandemia, e vuole proseguire su un percorso di crescita nel segno della sostenibilità.

“Nel 2023 vediamo il mercato del lusso in crescita del 10% in media, e metà di questa crescita verrà dalla domanda cinese”, che “oggi è meno del 20% della domanda totale di lusso, mentre era il 30% nel 2019”, e per cui è attesa una ripresa, ha detto Chiara Rotelli, direttore esecutivo e analista senior per i beni di lusso di Mediobanca, secondo cui “il 2022 per il settore del lusso è stato un anno molto buono, con una crescita media intorno al 20%, ma in generale è un settore che in media ha passato i livelli pre-Covid di oltre il 20%”.

“Retribuzioni dignitose, o vince il reddito di cittadinanza”

A introdurre il tema della manodopera è stato Brunello Cucinelli: “In futuro non sarà difficile trovare a chi vendere i prodotti, ma trovare chi li produce”, ha detto il fondatore della maison omonima, sottolineando che “dobbiamo dare dignità anche economica a certi lavori”, verso i quali esiste un pregiudizio. “Noi padri – ha ammesso – vogliamo che certi mestieri li facciano i figli degli altri. Quindi dobbiamo recuperare nel lavoro artigianale prima di tutto dignità morale; poi vi è una dignità economica, quindi dobbiamo sicuramente far sì che questi lavori siano pagati molto meglio. E poi ci sono le condizioni di lavoro: parlo sempre di operai, perché le nostre fabbriche, dove lavorano gli operai, non sempre sono carine come gli uffici”.

Dignità nella retribuzione, dunque, “altrimenti vince il reddito di cittadinanza”, ha chiosato Antonio De Matteis, presidente di Kiton. “Non lo abbiamo mai comunicato – ha aggiunto – ma abbiamo dato un premio di 2.000 euro a tutti i dipendenti l’anno scorso”. Lavoratori qualificati sono un asset importante: “E per fare le cose come le vogliamo noi non c’è alternativa all’Italia, oggi”, ha detto Niccolò Ricci, amministratore delegato della maison Stefano Ricci. “Il reshoring non è più un trend, ma una necessità”, ha osservato Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana, secondo cui anche per questo “serve concentrarsi sulla formazione, anche per mantenere sul territorio un saper fare che è un po’ la nostra identità, serve investire sostanzialmente su questo”.

Gruppo Florence si muove nella filiera della pelletteria

E’ una questione che riguarda tutta la filiera della moda. “Sentiamo dire da diversi imprenditori di grandi brand che l’Italia è l’unico paese in cui si trova tutto, perché altri paesi hanno eccellenze ma magari sono limitate ad alcune tipologie di prodotto”, ha rilevato Attila Kiss, amministratore delegato di Gruppo Florence, che in due anni e mezzo ha aggregato 24 aziende della filiera, e nel giro di un paio di mesi annuncerà nuove acquisizioni nella filiera della pelletteria, con Scandicci come epicentro. Aprendo, al contempo, un ufficio a Firenze per essere più vicino alle imprese.

“La nostra economia – ha affermato Kiss – è fatta di imprese eccellenti, di piccole dimensioni. Questa dimensione comincia a essere un limite. La nostra sfida è da una parte preservare quello che rende eccellenti queste imprese, la creatività e la velocità, il loro know-how unico. Dall’altra parte, cerchiamo di aggiungere quelle capacità che ormai sono sempre più difficili da conseguire: più organizzazione, più precisione nelle consegne, sfide che richiedono una gestione che la piccola impresa fa fatica a raggiungere. C’è un tema di digitalizzazione delle imprese, le piccole fanno fatica ad affrontare. E poi, le future generazioni: c’è un tema di formazione molto molto importante”.

Tante occasioni con la ripresa della domanda mondiale

Nel 2022 “l’Europa ha trainato la crescita della domanda – ha spiegato Rotelli -, anche coi turisti, in particolare i turisti Usa sono stati il principale cluster di consumatori extra-Ue in Europa, con un peso raddoppiato rispetto al pre-Covid. Dall’altro lato, c’è stata una domanda molto forte da parte degli europei nonostante un aumento sostanziale dei prezzi nel 2022”. Anche l’America, ha detto l’analista di Mediobanca, “è andata molto bene, specie per aziende che non avevano investito molto sul mercato Usa. Molte aziende stanno investendo in nuove città per il lusso: non più solo New York, Miami, la West Coast, ma anche città finora poco considerate. C’è un nuovo cluster di consumatori, tendenzialmente consumatori di brand sportivi, che poi si sono avvicinati al lusso con prodotti entry price”.

La via dell’internazionalizzazione può essere percorsa anche dalle Pmi. “Solo nel 2022 con Ice per il sistema moda – ha affermato Matteo Zoppas, presidente di Agenzia Ice – abbiamo speso quasi 40 milioni di euro per promuovere i nostri prodotti all’estero con fiere, roadshow, incoming… per tante Pmi queste attività possono fare la differenza. Da parte nostra c’è anche l’attività di contrasto alla contraffazione, abbiamo aperti più di 10 desk nel mondo che aiutano in questo senso. Sono poi al vaglio attività promozionali in grado di promuovere il made in Italy come prodotto di eccellenza, e campione, in termini di transizione energetica ed ecologica”.

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Leonardo Testai

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