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Impresa

22 marzo 2022

Filiera del legno, la Toscana ricomincia da Vallombrosa

La Regione annuncia un tavolo con imprese e sindacati per il rilancio del settore, che in un decennio ha visto dimezzare le proprie aziende.

Ricostruire una filiera del legno in Toscana, terra di un saper fare antico ma progressivamente dissipato nel tempo. E’ l’obiettivo su cui hanno concordato istituzioni, mondo dell’impresa e sindacato, riuniti a Vallombrosa dalla Fillea-Cgil regionale per il convegno “Ricostruiamo la filiera del legno”. Come primo atto, la Regione Toscana ha annunciato la prossima apertura di un tavolo con le parti sociali per ricomporre una filiera che, nel tempo, ha perduto tanti pezzi.

Imprese quasi dimezzate in un decennio

In Toscana infatti – dati aggiornati al 2020 – operano infatti 1.796 imprese nel settore del legno, per quasi 13mila lavoratori. Nel 2011 i lavoratori erano circa 17.900, e le imprese 2.979: rispettivamente il 28% e il 40% in meno, nell’arco di un solo decennio. Ma oggi il legno – materiale rinnovabile, ecosostenibile, e funzionale alla costruzione di edifici antisismici – è tornato di moda. Le previsioni del Csil (Centro Studi Industria Leggera) indicano un raddoppio della domanda mondiale, e un +46% della domanda europea, da qui ai prossimi 10 anni. Già prima della guerra in Ucraina si è registrata l’esplosione della domanda dei materiali in edilizia, propiziata dal successo delle agevolazioni fiscali governative. E, dunque, l’esplosione dei prezzi, unita a una reperibilità sempre più scarsa, e al sospetto di operazioni speculative.

Secondo quanto calcolato dalla Fillea della Toscana, ricostruire in Toscana una filiera del legno, che oggi viene importato per l’80% dall’estero, potrebbe comportare una ricaduta occupazionale positiva di 3mila addetti diretti nel settore. Più del doppio, se si conta anche l’indotto nelle sue varie forme. “Il prelievo di legname locale – ha affermato Giulia Bartoli, segretaria generale della Fillea-Cgil Toscana – metterebbe in moto economie importanti, dal taglio delle foreste alle segherie, fino ai semilavorati e al loro utilizzo nell’intera filiera in base ai vari tipi di legname presente (bosco-legno), generando maggiori ricadute economiche nei territori, e spesso si tratta di aree interne con economia debole”.

Un tavolo per la filiera, e l’idea di un marchio toscano

Dall’edilizia di qualità a modelli virtuosi per lo sviuppo sostenibile delle foreste, dall’incentivazione dell’uso del legname locale ala formazione di consorzi di imprese per superare i limiti dimensionali, l’idea di ricostituire la filiera è stata accompagnata al convegno da molteplici spunti di riflessione. Fino alla proposta di un tavolo, avanzata dal presidente della Regione. “Giani ce l’ha proposto, e noi saremo pronti per andarci insieme ai sindacati”, ha risposto Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana, secondo cui “dobbiamo rivedere le filiere, a cominciare dal legno ma anche le altre”, per scongiurare fenomeni come l’attuale crisi delle materie prime.

Giani ha a sua volta rilanciato, annunciando che “metteremo a lavorare anche gli uffici regionali su un marchio” che contraddistingua “la qualità e la riconoscibilità del legno del nostro sistema forestale e boschivo”, nell’ottica di perseguire “un nuovo modello di sviluppo che sul legno può trovare una centralità, e naturalmente anche un passaggio culturale importante”.

“La Toscana è un laboratorio, portiamo Cingolani al tavolo”

Il tavolo regionale della Toscana potrebbe perfino diventare un laboratorio nazionale: è l’opinione espressa in chiusura dei lavori da Alessandro Genovesi, segretario generale nazionale della Fillea, secondo cui la regione vanta “condizioni di dimensione, di qualità, e di cultura” affinché possa essere presa a riferimento. “Il tavolo della Regione Toscana – ha aggiunto – secondo me deve diventare un tavolo dove portare anche Cingolani, perché ha delle caratteristiche che altri territori non hanno, ma deve essere un tavolo congiunto dove provare a sperimentare magari alcune politiche nazionali”.

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