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21 febbraio 2023

F24 e post-sisma, cosa cambierà per i crediti del Superbonus

Il governo lavora con le associazioni di categoria per mitigare l’impatto del decreto del 16 febbraio che stoppa le cessioni.

Compensazione con gli F24 per smaltire i crediti in pancia alle banche, derivanti dal Superbonus e dagli altri bonus dell’edilizia, e ipotesi di mantenere la possibilità della cessione dei crediti per i lavori legati al post-sisma e per gli incapienti, ossia coloro che non hanno una sufficiente capienza fiscale per beneficiare della tradizionale detrazione in 10 anni. Sono queste le ipotesi di lavoro emerse dal tavolo del governo con le associazioni di categoria. L’ipotesi F24 è indirizzata alle banche che usufruirebbero del credito compensandolo con i vari pagamenti effettuati dai clienti tramite F24 direttamente dai propri sportelli.

Un doppio binario, dunque, su cui si muove il governo per correggere il decreto 11/2023 del 16 febbraio che, stoppando la cessione dei crediti per i nuovi lavori in edilizia – con il titolo abilitativo (Cila o Scia) posteriore all’entrata in vigore del decreto -, ha reso impossibile praticare per essi lo sconto in fattura da parte delle imprese, e ha anche imposto il divieto per tutti gli enti pubblici di acquistare crediti di imposta legati ai bonus casa come il Superbonus. Le scelte definitive, da effettuare durante il confronto parlamentare sul decreto, saranno fatte guardando ai costi e alle eventuali decisioni di Eurostat sui conti pubblici. Nelle prossime settimane infatti Eurostat e Istat decideranno insieme come considerare i crediti generati dal Superbonus nel calcolo del deficit.

Ance Toscana: “Risolviamo il problema degli incagli”

“Risolviamo immediatamente il problema dei crediti incagliati – ha esortato Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, nel corso di T24 Live – perché riguardano circa 25.000 imprese, e in un momento come questo, con il Pnrr che entro il 2026 va completato e non ci sono proroghe, con una transizione ecologica che è comunque sentita e in qualche modo andrà affrontata, uno Stato come l’Italia si può permettere di perdere 20-25.000 imprese? Vanno salvate: poi, se lo Stato non si può permettere queste quantità di bonus, mettiamoci al tavolino e facciamo una normativa equilibrata per tutti, anche per le casse dello Stato. Ma che sia una normativa strutturale, con una visione da qui a 15 anni almeno”.

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