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Impresa

03 novembre 2022

Ex-Gkn nel pantano delle accuse incrociate

Il tavolo ministeriale non ha prodotto passi in avanti. Borgomeo ha rifiutato un consigliere e un advisor indipendenti. Sindacati sugli scudi.

Silvia Pieraccini

Nessun passo in avanti. Il progetto di reindustrializzazione della fabbrica di semiassi per auto Gkn di Campi Bisenzio (Firenze), chiusa dalla proprietà (il fondo inglese Melrose) nel luglio 2021 e acquisita per 1 euro dall’imprenditore Francesco Borgomeo nel dicembre 2021 con la promessa di farla tornare a vivere con nuove produzioni (riassumendo tutti i lavoratori, oggi rimasti in 330), si sta complicando di settimana in settimana, col rischio – ormai sbandierato dai sindacati – di naufragare del tutto.

Borgomeo ha rifiutato un consigliere indipendente

Oggi, 3 novembre, si è tenuto l’ennesimo incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy (l’ex Mise) che avrebbe dovuto sciogliere i nodi sul progetto industriale di Qf (così si chiama adesso la Gkn) e sugli ammortizzatori sociali dei lavoratori, ma è finito senza risultati e con accuse incrociate. Il ministero, secondo quanto si apprende, avrebbe voluto mettere un manager di fiducia nel consiglio di amministrazione di Qf e nominare un nuovo advisor indipendente, ma Borgomeo ha rifiutato.

I sindacati accusano

I sindacati sono sul piede di guerra. La Fiom-Cgil punta il dito sulla “continua incapacità di Qf a presentare un piano industriale e soluzioni condivise” e chiama in causa ministero e Invitalia (“devono intervenire valutando ogni azione straordinaria compresa l’entrata in equity”) e la Regione Toscana (“deve svolgere un ruolo mettendo a disposizione di Qf progetti pubblici o privati”).  La Fim-Cisl definisce la posizione dell’azienda Qf “grave e irricevibile” e sottolinea che solo un advisor indipendente e un cambio di governance con la regìa del ministero permetterebbero di far partire una nuova fase. La Uilm-Uil teme che stia per naufragare definitivamente il progetto di reindustrializzazione di Qf e chiede al ministero “di farsi parte attiva per trovare i potenziali investitori che possano finalmente intervenire per rafforzare il progetto di rilancio”, magari col coinvolgimento di Invitalia o di altro ente economico pubblico.

La Regione è preoccupata, Qf vuole che sia liberata la fabbrica

Di “situazione preoccupante” parla Valerio Fabiani, consigliere per il lavoro del presidente della Regione Eugenio Giani, dopo aver partecipato al tavolo ministeriale e, prima ancora nella giornata di ieri, alla riunione-fiume di 12 ore nello stabilimento di Campi per tentare una mediazione (fallita) con l’azienda. Dal canto suo, Borgomeo in una nota ribadisce che “E-Drive è un progetto di straordinaria prospettiva” e che ha urgenza di partire con le attività propedeutiche per le quali serve “la piena agibilità dello stabilimento”. Quello stabilimento in cui, dal luglio 2021, è in corso un’assemblea permanente dei lavoratori che ora Borgomeo definisce “foglia di fico che nasconde una vera e propria occupazione della fabbrica, che rischia di vanificare il tentativo di continuità industriale di Campi Bisenzio”. E così si torna alla casella di partenza.

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Silvia Pieraccini

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