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07 novembre 2022

Ex Gkn, è muro contro muro: lo smobilizzo non parte

Più di trecento al presidio davanti alla fabbrica. Qf attacca: “Lo stabilimento è occupato abusivamente e gestito illegalmente”.

Leonardo Testai

L’attività di smobilizzo dei materiali – rifiuti, e rimanenze di magazzino da assimilare a rifiuti – dello stabilimento ex Gkn di Campi Bisenzio non è ancora partita. E non è chiaro quando ciò accadrà: perché la reindustrializzazione del sito con il progetto E-Drive sembra sempre più lontana. Qf Spa, proprietaria da quasi un anno della fabbrica rilevata dalla multinazionale inglese, nei giorni scorsi aveva annunciato l’arrivo dei camion per la mattina di lunedì 7 novembre: a tale comunicazione, Rsu e sindacati hanno risposto con una mobilitazione di oltre 300 persone (operai, ma anche parlamentari e amministratori locali) in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento.

Alla fine i camion non sono arrivati. “Abbiamo preso definitivamente atto – afferma Qf in una nota – che oggi non c’erano le minime garanzie di sicurezza per i nostri lavoratori per poter svolgere le attività previste, e per garantire la loro incolumità e quella delle forze dell’ordine. Con oggi credo sia evidente a tutti che la sbandierata agibilità dello stabilimento non c’è, come abbiamo sempre sostenuto. Lo stabilimento è occupato abusivamente e gestito illegalmente. Nei prossimi giorni faremo le nostre valutazioni”.

Qf all’attacco, è gelo anche con la Regione

L’annuncio dello smobilizzo dei materiali, fra cui anche prodotti e semilavorati dell’epoca Gkn, era stato accolto da sindacati e Rsu come una provocazione, e il preludio allo svuotamento della fabbrica. Ma Qf non ha trovato una sponda nemmeno nella Regione Toscana. “E’ quantomai necessario da parte dell’azienda uno sforzo per ripristinare un clima di condivisione”, ha dichiarato sabato 5 novembre Valerio Fabiani, consigliere del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani per lavoro e crisi aziendali, chiedendo che le attività di smaltimento materiali tornassero “al centro di un confronto fra azienda e rappresentanze dei lavoratori”. Una presa di posizione a cui Qf ha risposto rapidamente: “Nessuno potrà mai investire in un contesto in cui regna l’illegalità, sotto tutti i profili, e in cui è palese il disinteresse di chi avrebbe le leve per agire”.

Infatti, secondo la società di Francesco Borgomeo, “nulla è concesso alla proprietà, tutto invece al movimento Insorgiamo che ha occupato illegalmente lo stabilimento. Ormai ci rendiamo sempre più conto che cercare di far valere le leggi in quella fabbrica è un miraggio: eventi aperti al pubblico, bar/ristorazione non autorizzata che vende cibo e bevande con allaccio abusivo alla rete dello stabilimento, uso non autorizzato delle cucine della mensa, apericene/feste nello stabilimento, azioni violente per cacciare dalla fabbrica personale non gradito, sede abusiva dell’organizzazione politica Insorgiamo nello stabilimento”. Per Qf è proprio questo stato di cose a pregiudicare la reindustrializzazione. “Ci vengono richiesti i dettagli di un piano industriale – afferma – quando non abbiamo neanche la disponibilità della fabbrica: non è ancora arrivata la cassa integrazione e ce ne stiamo facendo carico da soli, senza l’aiuto di nessuno”.

“Non c’è il piano industriale per il rilancio”

Da parte del Collettivo di Fabbrica e della Fiom, invece, si sostiene che lo smobilizzo dei materiali era da sempre stato vincolato alla presentazione di un piano industriale concreto per il rilancio della fabbrica ex Gkn. E l’inasprimento dei toni da parte di Qf sarebbe il tentativo di trovare una via d’uscita dallo stallo attuale: mancando il piano industriale (e l’appoggio del Consorzio Iris Lab, da cui Qf è uscita), vengono meno i presupposti della Cig straordinaria, e il Mise (ora ministero per le Imprese e il Made in Italy) nell’ultimo incontro ha proposto un cambio della governance di Qf, a cui Borgomeo si è opposto.

La Fiom parla dunque di “grande operazione di distrazione di massa”, con Qf che “preferisce indirizzare la vertenza sul terreno dell’ordine pubblico anziché ammettere davanti all’intera opinione pubblica che sia il ministero che Invitalia non hanno considerato sostenibile e, quindi non percorribile, il contratto di sviluppo da lui stesso proposto, mancando le garanzie che l’azienda deve produrre e che sono previste proprio dalla normativa che disciplina accordo e contratto di sviluppo”.

La Rsu va oltre e sospetta “ci sia una continuità rispetto al precedente proprietario, al fondo finanziario”, afferma Dario Salvetti, portavoce del Collettivo, che rilancia la proposta di un intervento pubblico diretto “per rimettere in moto un’azienda dell’automotive e metterla a disposizione di un polo pubblico della mobilità sostenibile. Siccome nessuno ascolta questa richiesta noi ci stiamo organizzando con una società di mutuo soccorso, che abbiamo chiamato Insorgiamo, per fare attività di autorecupero e autoproduzione. Vorremmo qualcuno con cui discutere di questo”.

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Leonardo Testai

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