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Impresa

18 marzo 2022

Energia, la bolletta delle imprese costa fino a 8 miliardi in più

A rischio i settori più energivori, secondo l’Irpet: circa 15mila imprese e 117mila addetti toscani in bilico per la crisi.

Se gli attuali livelli di prezzo per l’energia e per il gas si manterranno inalterati per tutto il 2022, la bolletta energetica delle imprese della Toscana sarà più cara di circa 8 miliardi di euro. Se invece i prezzi tornassero ai livelli 2019 nella seconda metà dell’anno in corso, la stangata sarà di soli 4 miliardi. Sono i numeri elaborati dall’Irpet, che ha analizzato l’impatto del caro-energia – solo marginalmente aggravato dalla guerra in Ucraina – sul sistema economico regionale. Nello scenario peggiore, le imprese industriali si troverebbero a dover pagare 4,2 miliardi in più, mentre per i servizi la bolletta aumenterebbe di 3,8 miliardi.

L’Irpet ha anche condotto uno stress test sulle imprese, individuando come potenzialmente esposte a rischio di chiusura, parziale o totale, le realtà che vedrebbero passare il proprio margine operativo lordo da positivo a negativo, per il solo effetto del rincaro della bolletta energetica. I ricercatori dell’istituto hanno assunto lo scenario peggiore, con l’attuale livello dei prezzi stabile per tutto il 2022. Circa 15mila imprese e 117mila addetti, sostiene lo studio, “manifesterebbero una significativa vulnerabilità”. L’incidenza dei costi energetici sui costi totali, nello stesso scenario, passerebbe dal 3,4% all’8,1%.

A rischio i settori più energivori

Gli incrementi maggiori del costo dell’energia, naturalmente, sono a carico delle imprese dei settori manifatturieri più energivori: carta, chimica, trasporti, gomma e plastica, siderurgia avranno la bolletta più pesante. E sono, in larga parte, i settori dove si colloca il maggior numero di imprese a rischio di chiusura. Nel cartario è a rischio il 41,8% degli addetti, oltre 4mila lavoratori. Nel tessile-abbigliamento sono a rischio soltanto il 4,4% delle aziende e il 7% degli addetti: ma viste le dimensioni del settore, si parla di 655 aziende e oltre 7.400 lavoratori.

In conclusione, gli incrementi osservati del prezzo unico nazionale del gas, che determinano le variazioni in bolletta, “sono collegati alle dinamiche inflattive associate alle politiche di salvaguardia dell’ambiente – affermano i ricercatori Irpet – e all’aumento sia del prezzo che della quantità di gas naturale impiegato per la produzione di energia. Ma entrambi i fattori non spiegano la dimensione dell’aumento, che va probabilmente ricercata anche in altre direzioni. L’ipotesi non verificata è che i produttori di energia stiano accumulando degli extraprofitti, che forse sarebbe giusto tassare per calmierare i prezzi finali pagati dagli utenti: famiglie ed imprese”.

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