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20 gennaio 2023

Edilizia, le imprese aspettano la direttiva Ue (e nuovi bonus)

Stime incerte su quanti immobili riqualificare per l’efficientamento energetico: come sarà recepito l’indirizzo europeo?

Ancora non è stata varata, ma la proposta di direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici è al centro del dibattito sul settore dell’edilizia. A fronte delle prime stime sulla quota di patrimonio immobiliare da riqualificare. Le rappresentanze delle imprese del mondo delle costruzioni appaiono concordi nel considerare come una grande opportunità per il proprio business, oltre che per il pianeta, la sfida della riqualificazione green. Ma solo a condizione che il recepimento in Italia della direttiva, con i margini di autonomia del caso, sia accompagnato da un sistema di incentivi strutturale, e stabile nei suoi riferimenti normativi: la vicenda della cessione del credito per il Superbonus 110% è una ferita ancora aperta.

La stima del 67,6% di edifici da portare in classe E per il 2030, calcolata dall’Ordine degli Ingegneri di Firenze sulla base delle quote di attestati Ape ricavate dal Rapporto annuale sulla Certificazione energetica degli edifici pubblicato dall’Enea, è una prima stima indicativa. Tale quota potrebbe essere perfino sottostimata, ipotizzando che gli edifici ancora privi di Ape siano in maggioranza poco efficienti – e dunque ricadano nelle classi energetiche più basse. Ma in realtà molto dipenderà da come la direttiva europea sarà recepita: e in questa ottica i numeri dovrebbero verosimilmente ridursi.

Verso i Piani nazionali di ristrutturazione

In base alla proposta di direttiva, nell’area Ue le case e gli appartamenti dovranno raggiungere entro il 2030 la classe energetica E, per poi progredire entro il 2033 alla classe D. Il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, in un question time alla Camera ha precisato come il testo della direttiva preveda che ogni Stato membro definisca la propria strategia di riqualificazione del patrimonio immobiliare mediante l’adozione dei Piani nazionali di ristrutturazione edilizia, contenenti gli obiettivi nazionali e le indicazioni da questo previste; e consenta ai singoli Stati di esentare dall’applicazione degli standard minimi determinate tipologie di immobili dall’obbligo di riqualificazione.

Anche il relatore della proposta di direttiva, l’eurodeputato irlandese Ciarán Cuffe, ha dichiarato al Sole 24 Ore che “l’intero processo sarà guidato dalle condizioni nazionali, e dipenderà dallo stock degli edifici, dalla disponibilità di materiali e di lavoratori. Vogliamo essere certi di non imporre richieste irrealistiche ai proprietari o agli occupanti”. Fra le precisazioni di Cuffe, anche il fatto che gli immobili storici protetti dalla legislazione nazionale saranno esentati dalle ristrutturazioni: un dato che potrebbe cambiare sensibilmente i numeri nei centri storici dei capoluoghi toscani. “La stessa definizione di immobile storico – ha dichiarato l’europarlamentare – sarà demandata ai singoli Paesi membri, e non intendiamo chiedere di abolire leggi che attualmente proteggono i centri storici”.

Gli anni del bonus: tante caldaie moderne e infissi nuovi

Per l’Italia – e la Toscana – la spinta della direttiva all’efficienza energetica del patrimonio immobiliare rilancerebbe l’onda lunga degli interventi agevolati dall’Ecobonus e, in misura ancora più vistosa, dal Superbonus 110%. Quest’ultima misura in regione ha attivato 3,9 miliardi di euro di investimenti (a fine 2022, secondo i dati Enea), per un totale di 28.431 asseverazioni tra condomini (2.952), edifici unifamiliari (14.159) e unità immobiliari funzionalmente indipendenti (11.320). L’Ecobonus tradizionale, a sua volta, ha attivato in Toscana dal 2014 al 2021 investimenti per un totale di 1,9 miliardi, con oltre 267mila singoli interventi.

La tipologia di intervento più diffusa è stata l’installazione di una moderna caldaia a condensazione (93.886), seguita da serramenti e infissi (84.718) e schermature solari (33.322). Quelle che hanno attivato la quota più elevata di investimenti sono serramenti e infissi (600 milioni), caldaie a condensazione (509 milioni) e pareti orizzontali/inclinate (320 milioni). Fra gli altri interventi ammessi all’Ecobonus, oltre 23mila toscani hanno installato dispositivi a pompa di calore, mentre si registrano circa 4.700 interventi per impianti solari termici.

“Le imprese hanno ancora in pancia crediti da cedere”

Sebbene l’entità del patrimonio da riqualificare sia ancora incerta, è evidente che le imprese del settore si trovano di fronte a una buona opportunità. In Toscana, si contano oltre seimila imprese edili che occupano circa 26.000 lavoratori iscritti al sistema delle Casse Edili, a cui vanno aggiunti i lavoratori autonomi. Ma lo Stato deve poter aiutare questo percorso per mezzi di incentivi. “Ci sono alcune situazioni nelle nostre città dove magari si può intervenire con la rigenerazione urbana, e dunque con un partenariato pubblico-privato, ma la stragrande maggioranza dei fabbricati hanno bisogno dei bonus per poter essere riqualificati”, ammette Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, secondo cui almeno il 70% del patrimonio immobiliare regionale dovrà essere adeguato ai nuovi standard.

“C’è bisogno di una normativa sugli incentivi che sia una normativa strutturale, che duri negli anni, e che le casse dello Stato possano sopportare”, ribadisce Massai, che pone l’attenzione sul tema dello sconto in fattura e della cessione del credito. “Per il Superbonus ora ci sono dei cantieri fermi, perché le imprese non hanno più la certezza di riuscire a cedere il credito. Da settembre a oggi non è cambiato granché: non ha riaperto Poste, non ha riaperto Cdp, e dunque abbiamo ancora migliaia di imprese in forte difficoltà finanziaria, e che rischiano. Ci sono imprese che hanno lavorato col Superbonus 110% e hanno bilanci ottimi, però magari hanno in pancia uno, due milioni di crediti che non riescono a cedere, e per le imprese sono cifre importanti, che possono metterle in ginocchio”.

L’appello dei piccoli: dietrofront sull’obbligo di Soa

Anche la piccola impresa del mondo dell’edilizia chiede un assetto normativo stabile, con certezze su bonus e cessione del credito. “Il vero volano di tutte queste operazioni di bonus è stato la cessione del credito, e in 30 mesi dal varo del Superbonus 110% ci sono state ben 26 modifiche alla normativa”, lamenta Giuseppe Comanzo, presidente di Cna Costruzioni Toscana, che conta circa 8000 associati in regione. “Abbiamo un 70-80% delle case che sono state costruite prima degli anni ’60 – osserva – e dunque abbiamo impianti di riscaldamento, del gas, dell’elettricità, fuori norma, spesso causa di incidenti domestici mortali”.

Comanzo rivendica come la maggior parte delle imprese di settore, in Toscana, siano microimprese. “Il 50% delle imprese iscritte alla Cassa edile arriva ad avere due soli dipendenti, e se contiamo quelle che arrivano fino a dieci dipendenti arriviamo al 90%”. Motivo per cui l’associazione chiede al governo di fare retromarcia rispetto all’obbligo dal 1 luglio 2023 dell’attestazione Soa per Superbonus e gli altri bonus edilizi. “Le Soa oggi non danno alcuna garanzia sulla capacità delle imprese di saper operare bene” accusa l’esponente di Cna, secondo cui invece servirebbe una legge di riordino del settore e delle sue diverse professionalità. Inoltre, sostiene, “bisogna professionalizzare il sistema e far sì che le maestranze siano professionalmente preparate: a livello nazionale stiamo mettendo a punto un sistema di formazione professionale insieme ad Ance, Confartigianato, Cgil, Cisl e Uil”.

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