14 aprile 2024

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
menu
cerca
Cerca
Top Aziende

22 febbraio 2024

Ecco come viene gestito un cantiere edile

Come si gestisce la sicurezza, ma anche perché si ricorre ai subappalti. Con il presidente degli edili fiorentini siamo “entrati” nel processo produttivo.

Paolo Vannini

Pierluigi Banchetti, presidente di Ance Firenze.

Come vanno gestiti gli appalti in cantieri di grosse dimensioni, come si coordina e monitora il lavoro interno, come si garantisce la sicurezza? Sono domande di drammatica attualità dopo il crollo nel cantiere del nuovo supermercato Esselunga di Firenze. A questi quesiti abbiamo provato a dare alcune risposte con l’aiuto di un esperto Pierluigi Banchetti, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili di Firenze.

Presidente cos’è cambiato negli anni all’interno di grandi cantieri che coinvolgono sempre più una vasta eterogeneità di imprese?

“Le modalità relative al modo di costruire sono enormemente cambiate nell’ultima decade, la tecnologia svolge un ruolo centrale anche in questo settore. Non si parla più solo di cemento, mattoni, intonaco e quant’altro ci si immagina quando ci si riferisce alle costruzioni edili; tutte le opere oggi sono altamente tecnologizzate”.

Come si svolge l’attività quotidiana in un cantiere edile?

“Non siamo di fronte ad una linea produttiva che, come in una fabbrica, si ripete giornalmente, non è un lavoro standardizzato, dove anche la sicurezza fa parte dell’efficientamento produttivo. Il cantiere non è una catena di montaggio, c’è un’evoluzione continua, giorno dopo giorno e nell’arco della stessa giornata. Siamo di fronte ad una gestione quotidiana del processo produttivo anche nell’ottica della sicurezza, di squadre diverse su produzioni diverse. Esistono i cosiddetti PSC, piani sicurezza e coordinamento che hanno la funzione di programmare singole attività che vanno sfalsate”.

Veniamo al nodo della sicurezza. Come si può intervenire per garantirla al massimo?

“Diciamo che si possono guidare le operazioni nel tempo e nello spazio. Si possono controllare cose molto precise e ben identificabili come la dotazione per le maestranze degli strumenti necessari – caschetto, guanti, giacchetto, scarpe da lavoro – o la conformità dei ponteggi. Tutte queste sono dotazioni imprescindibili, poi c’è la vera e propria gestione della sicurezza e qui si entra nel particolare perché, come dicevo prima, è una gestione in itinere, il che non significa precaria ma da gestire passo dopo passo durante la lavorazione”.

Veniamo al nodo dei subappalti dei quali tanto si è parlato anche nel caso del dramma di via Mariti. Può chiarire meglio il loro utilizzo?

“Anzitutto bisogna fare una differenziazione fra subappalti e subappalti a cascata. Per opere edili complesse si richiedono specializzazioni precise che anche aziende di grandi dimensioni non hanno. Mi viene da dire che se ci fosse un solo referente ci sarebbe quasi da preoccuparsi perché non darebbe sufficienti garanzie di competenze specifiche in settori specifici. Ciò non vuol dire che si debba accettare l’uso sproporzionato dei subappalti”.

A fare effetto sono state infatti le 61 imprese del cantiere Esselunga di Firenze.

“E’ così ma è un dato che va anche spiegato perché non si tratta di 61 subappalti; diverse di queste aziende anche di piccole dimensioni hanno comunque un appalto diretto. Si pensi ad esempio a chi si occupa di smaltimento dei rifiuti e deve entrare nel cantiere con un mezzo per la loro raccolta. Una singola piccola azienda che deve essere notificata in cantiere e che ha un appalto diretto. Certo che l’azienda principale appaltante ha sicuramente affidato ad alcune altre aziende il subappalto per effettuare certe tipologie di lavori.

Nel settore pubblico non si può procedere per legge al subappalto a cascata ma credo che neppure nel cantiere in questione si sia proceduto con subappalti a cascata. Come associazione non valutiamo un virtuosismo il ricorso a questa pratica, crediamo che le aziende che lavorano debbano andare verso la qualificazione del mercato dell’edilizia”.

E’ giusto premiare aziende più virtuose, magari con riflessi positivi anche nel settore della sicurezza?

“Certo che è giusto premiare le più virtuose, non quelle semplicemente in regola, perché in regola devono esserlo tutte e perché affermare il contrario vorrebbe dire ammettere e tollerare l’esistenza di imprese non regolari. Ci deve essere una sorta di selezione in natura. Bisogna premiare chi si evolve ma tutti devono essere in regola.

E i controlli sono sufficienti e funzionano come deterrente o servono nuove norme?

“A tutela di tutti servono più controlli non più regole, quelle ci sono, devono essere applicate. Non serve creare nuove leggi, piuttosto bisogna metterle in pratica. Come associazione di categoria ma anche come responsabile di un’impresa dico sì ai controlli, un deterrente sia per le maestranze sia per i datori di lavoro committenti dell’appalto sia per lo stesso mercato in senso generale. Se ci sono pochi controlli lo si sa e volendo si può agire di conseguenza, mettendo in atto una sorta di gestione del rischio, compresa la possibilità di essere sanzionati. Invece bisogna procedere verso la formazione e l’adeguamento delle norme. Esperienze anche recenti ci dimostrano che è possibile implementare le tutele. Come Ance Firenze e come Cassa edile scuola e CPT (Comitato Paritetico Territoriale) insieme al Comune di Firenze abbiamo messo in pratica un monitoraggio nel cantiere della tramvia, replicato poi su altre grandi opere. L’ultimo contratto provinciale di edilizia prevede la costituzione del cantiere trasparente per appalti superiori a 5milioni di euro. Ci sono dei costi aggiuntivi ma tutto ha un costo, anche la sicurezza lo ha, e non si può agire al ribasso”.

Dopo il “cantiere trasparente” della tramvia sono stati compiuti altri passi in questa direzione?

“Sì, siamo passati al cosiddetto ‘check’, un sistema complementare per monitorare la documentazione delle aziende presenti in un cantiere. C’è una gestione digitale di tutta la documentazione, strumenti innovativi che per essere funzionanti hanno bisogno di tempo. Il tempo non è una variabile secondaria. Del resto come paghiamo le persone sui cantieri se non per il tempo che sono impegnate. In un settore che a parte l’avanzamento tecnologico a cui facevo cenno adesso è ad alto tasso di manodopera, il tempo è un elemento determinante. Perché ci sia un risultato positivo servono capacità, competenza e, appunto, tempo. Le piattaforme digitali esistono sempre più e sono utili ma servono le persone che le fanno funzionare”.

Per gli appalti privati però ci sono meno vincoli, come si può ovviare a questo?

“Per gli appalti privati non si può imporre l’adozione di piattaforme digitali, è vero. Dico però, che quando un’amministrazione pubblica rilascia un permesso a costruire deve richiedere un sistema di monitoraggio validato alla stregua di un appalto pubblico”.

Infine, una ultima domanda: si è parlato anche di contratti Metalmeccanici nei cantieri Edili?

Ne abbiamo anche fra noi del settore e vorrei risponderle citando le parole del nostro consigliere Leonardo Alderighi che in Ance Firenze rappresenta le imprese impiantistiche: “ci possono essere nei cantieri edili imprese che correttamente applicano il contratto metalmeccanico industria, con formazione specifica per l’ambito in cui operano, parimenti ai colleghi che applicano il contratto edile, perché nelle moderne costruzioni ed in modo sempre più presente insistono categorie di lavoro specialistiche che non sono un di cui dell’opera edile ma rivestono un ruolo sempre più importate all’interno dell’opera stessa ed alle quali aziende si applicano contratti di lavoro diversi da quello dell’edilizia, come nel caso degli impianti”. Mi preme tuttavia ricordare, a chi non conosce pienamente il settore, che la valutazione dei rischi del personale di una azienda non è legata esclusivamente al tipo di CCNL applicato, ma in funzione delle attività e il contesto in cui le stesse sono svolte.

Autore:

Paolo Vannini

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Territorio

12 aprile 2024

Produzione industriale ancora in calo a fine 2023 per la Toscana

Leggi tutto
Territorio

12 aprile 2024

Museimpresa, apertura speciale dell’Archivio Bitossi a Montelupo Fiorentino

Leggi tutto
Territorio

11 aprile 2024

Sciopero, alta adesione alla protesta di Cgil e Uil

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci