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10 giugno 2022

Bus e autisti, transizione difficile per il Tpl in Toscana

Flotta obsoleta e carenza di conducenti pesano sul servizio: Autolinee Toscane mette in campo contromisure.

Leonardo Testai

La pandemia, la carenza di personale (soprattutto autisti), una flotta obsoleta da rinnovare: a poco più di sette mesi dalla rivoluzione dei bus in Toscana, col passaggio del servizio al nuovo gestore unico regionale Autolinee Toscane, a fronte di un contratto di servizio della durata di 11 anni, un investimento annunciato di 580 milioni di euro, e la garanzia rappresentata dalla casa madre di At (il colosso francese Ratp), le aspettative di un miglioramento del servizio non sono (ancora) state soddisfatte.

Il cambio della gestione, peraltro, si è realizzato al termine di una vicenda lunga e controversa. Nel 2014 la Regione – presidente Enrico Rossi, assessore ai trasporti Vincenzo Ceccarelli, mise a gara il servizio di Tpl su gomma in un unico lotto regionale, in aree fin lì coperte da aziende di trasporto espressione di territori più ridotti. Dopo l’avvio di un contenzioso amministrativo, una gara-bis, e un nuovo contenzioso, il servizio è stato aggiudicato ad Autolinee Toscane, la cui offerta ha prevalso su quella del consorzio Mobit, formato dalle aziende preesistenti. Un annullamento della gara avrebbe significato la fine dell’idea di lotto unico regionale: i criteri della riforma Madia, infatti, avrebbero imposto uno spacchettamento.

Nardella tuona, l’azienda si giustifica

Ad alzare la voce, dopo sette mesi, è stato il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che si è detto “molto insoddisfatto” di questo avvio di gestione da parte di Autolinee Toscane, “perché vedo, parlando con i cittadini, le disfunzioni e le corse che vengono cancellate”. Fino a rimpiangere il vecchio assetto del Tpl – che a Firenze si chiamava Ataf – municipale e non regionale. “Io non so se questi – si è chiesto Nardella, parlando sempre di At – rispettano la gara regionale oppure no. Purtroppo questa gara regionale costruita dall’amministrazione regionale precedente ci mette in difficoltà, perché noi come Comune di Firenze non abbiamo più poteri diretti di controllo e di gestione del servizio, tuttavia abbiamo un’interlocuzione, governiamo questa città, vediamo le cose che non funzionano e così non va”.

“Non ci siamo mai nascosti dietro le difficoltà”, ha replicato a stretto giro di posta Jean-Luc Laugaa, amministratore delegato di Autolinee Toscane. L’obiettivo, secondo quanto sostiene, “era di vedere dei cambiamenti da settembre 2022: siamo in linea con i tempi”. Dal primo giorno di gestione, sostiene At, l’azienda ha potuto contare solo su meno di 4.000 conducenti rispetto ai 4.300 attesi al subentro, confermando 47 precari e assumendo altri 50 conducenti subito, con l’obiettivo di assumerne oltre 200 in totale entro il 2022. Infatti una quota di autisti è rimasta nelle vecchie società di gestione operanti in Toscana, che in alcuni casi hanno mantenuto servizi turistici o scolastici da effettuare coi bus.

Mancano autisti per i bus, non solo in Toscana

“Dall’accordo previsto dal contratto – spiega Stefano Baccelli, assessore regionale ai trasporti – tutto quanto il personale doveva essere trasferito ad At, un trasferimento di oltre 5.000 dipendenti, ma c’è stata una porzione di personale, in particolare autisti, che ha fatto scelte diverse, di rimanere presso le aziende di provenienza, e questo è accaduto soprattutto a Firenze”. Proprio a Firenze il periodo pre-Covid, ammette Baccelli, “aveva visto un grado di frequenza e di puntualità dei bus certamente migliore” rispetto a ora, “dell’ordine di un 4-5%: mi sembra però ragionevole la giustificazione che ci dà Autolinee Toscane, nel senso di un post-pandemia, soprattutto perché ha riguardato gli autisti, ma anche un post-gara d’appalto”.

Il mestiere di conducente, peraltro, non è fra i più ambiti. “Esiste una vera e propria emergenza territoriale ma anche nazionale – sostiene Monica Santucci, segretaria generale della Filt-Cgil Toscana, parlando dei bus – sul reperimento degli autisti, in quanto i salari sono bassi. Come denunciamo da mesi, nessuno vuol più fare questo mestiere, poco retribuito, faticoso, pieno di responsabilità. Gli stipendi dovrebbero partire da 2.000 euro al mese, e invece si parte da mille euro per lavorare 6 giorni su 7 ed avere la responsabilità di tantissimi passeggeri. Vogliamo lanciare un allarme: vanno cercate le risorse per adeguare gli stipendi, e sta alla politica fare una sintesi tra garantire una giusta retribuzione ai lavoratori e la distribuzione del servizio sui territori”.

Quasi pronti i primi allievi di Accademia

Anche per questo motivo Autolinee Toscane ha deciso di muoversi sul versante della formazione dei conducenti col progetto Accademia, che copre anche i costi per patente D e Carta di Qualificazione del Conducente, necessarie per guidare un mezzo del trasporto pubblico. A distanza di un mese e mezzo dall’avvio, i primi 20 giovani under 29 selezionati sono già stati assunti, hanno iniziato la formazione e hanno già sostenuto la prova teorica per il conseguimento della patente D. L’azienda sta ora lavorando per estendere la formula di “reclutamento più formazione” anche a chi ha più di 29 anni e magari è già in possesso della sola patente D.

“Molti lamentavano un problema – osserva Gianni Bechelli, presidente di Autolinee Toscane – non solo per il fatto che gli stipendi sono particolarmente bassi, ma addirittura per poter accedere al lavoro dovevano avere 4000 euro per la patente D e la Cqc. Questo impediva ulteriormente un facile ingresso al lavoro da noi. Per questo abbiamo pensato di assumere in proprio una sorta di formazione professionale, con la certezza di avere uno sbocco professionale garantito per chi partecipa a questi corsi di formazione”. Autolinee Toscane segnala comunque che il recente rinnovo del contratto ha definito un aumento medio di circa 100 euro, mentre l’azienda ha aumentato l’indennità di presenza per 450 euro l’anno circa: un neo-assunto, sostiene, può guadagnare dopo poche settimane dall’ingresso circa 1.400 euro al netto del rinnovo contrattuale.

Per i nuovi bus 450 milioni nei prossimi anni

Dal lato del rinnovamento della flotta, oltre 200 bus verranno acquistati, con 40 milioni di euro, e messi in servizio tra il 2022 e l’inizio del 2023 da parte di Autolinee Toscane. Alcune decine di questi bus sono già stati acquistati, e sono già attivi. “Per il futuro 450 milioni di euro saranno investiti esclusivamente per rinnovare il parco bus”, ricorda Bechelli. “E’ uno degli elementi che garantiranno un miglior servizio – spiega – non solo perché sono nuovi, più belli e meno inquinanti, ma è più difficile che si possano guastare come invece succede ai mezzi vecchi”. Sarà progressivamente disponibile in tutte le province toscane la possibilità di seguire da smartphone i passaggi dei bus in tempo reale sull’app Moovit – come già accadeva con Ataf a Firenze – a seguito dell’aggiornamento delle tecnologie di bordo dei mezzi. Con l’app i viaggiatori possono anche individuare gli itinerari, e ricevere avvisi sul servizio per eventuali cambiamenti di percorso o scioperi.

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Leonardo Testai

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