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11 luglio 2022

Bernini: “Servono regole certe e aiuti sull’energia”

All’assemblea annuale di Confindustria Toscana sud si è delineata la possibile strada per costruire una nuova economia.

Silvia Pieraccini

Il vicepresidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e il presidente di Confindustria Toscana sud, Fabrizio Bernini

La crisi – insidiosa e pericolosa – scatenata dalla pandemia e aggravata dalla guerra in Ucraina può rappresentare anche un’opportunità di cambiamento e di crescita per le aziende? Alla domanda gli industriali di Arezzo, Siena e Grosseto, riuniti in Confindustria Toscana sud e guidati da Fabrizio Bernini, hanno provato a rispondere durante l’assemblea annuale, che si è svolta a Cortona alla presenza di ospiti del mondo della finanza, dell’università, delle relazioni internazionali e di Confindustria (il vicepresidente nazionale Emanuele Orsini).

Il bicchiere è mezzo pieno

E la risposta finale è stata che sì, la crisi può essere fonte di cambiamento e il bicchiere che oggi sembra mezzo vuoto (come quello messo in mostra simbolicamente, su un tavolino, nella sala convegni) potrebbe diventare presto mezzo pieno, grazie alla creatività e all’innovazione made in Italy. “Ma per far questo le aziende hanno bisogno di norme certe e durature nel tempo – ha sottolineato Bernini portando ad esempio il superbonus 110% già modificato più e più volte – non di un teatrino in cui le regole cambiano di continuo”.

Serve la certezza del diritto

La certezza del diritto, anche a livello fiscale, è una necessità pure per Emanuele Orsini, vicepresidente di Confindustria con delega a credito, finanza e fisco: “La certezza del diritto la chiediamo fin dalla presidenza Amato – ha detto stigmatizzando il lavoro fatto sulla riforma fiscale che al momento è fermo – ce l’hanno promessa tutti ma nessuno ha mantenuto la parola”.

Per Orsini la più grande eredità del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dev’essere rappresentata dalle riforme, a partire proprio da fisco e giustizia. L’altro grande terreno su cui è necessario intervenire è quello energetico, ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria, visto che l’impennata dei costi sta mettendo in grandissima difficoltà molte imprese: “Abbiamo chiesto che a livello europeo si metta un tetto ai costi energetici”, ha spiegato ribadendo anche la proposta fatta da Confindustria sulle rinnovabili: stimolare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti degli stabilimenti grazie alla previsione del credito d’imposta. “E infine, per aiutare le aziende – ha concluso – liberiamo le risorse dei contratti di sviluppo stretti con Invitalia utilizzando i soldi del Pnrr”.

Intervenire per calmierare i prezzi dell’energia

I costi energetici, insieme con l’aumento dei prezzi (e la scarsità) di materie prime, preoccupano non poco gli industriali della Toscana del sud, anche perché stanno producendo l’inflazione all’8%: “E’ un’inflazione falsa – ha detto Bernini – non vera come quella americana che è legata all’aumento della domanda, e il problema tocca anche per i lavoratori, che non possono farcela se non aumenteranno gli stipendi”. La diminuzione del cuneo fiscale è il dente su cui torna a battere Confindustria.

L’occasione di cambiare modo di fare impresa

Il nuovo scenario – pur con le difficoltà internazionali descritte da Paolo Magri, vicepresidente esecutivo Ispi – apre comunque grandi opportunità agli imprenditori secondo Carlo Alberto Carnevale Maffè della Sda Bocconi: “Il prossimo decennio sarà il più interessante per cambiare il modo di fare impresa in Italia e in Europa – ha detto – abbiamo l’opportunità di ripensare l’economia in chiave circolare, senza fonti fossili, basata sulla digitalizzazione e sulla sostenibilità: il bicchiere non è solo mezzo pieno, è completamente pieno ma di cose diverse da oggi”. L’unico rischio che vede Carnevale Maffè è la mancanza di capitale umano, un problema avvertito ormai da molti imprenditori che stanno pensando di fare Academy interne alle aziende.

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Silvia Pieraccini

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