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07 novembre 2022

Agroalimentare, i Pat vogliono uscire dalla nicchia

I prodotti agroalimentari tradizionali sono 464 in Toscana (tra cui la bistecca alla fiorentina) e fatturano 50-70 milioni. Ecco le potenzialità.

Silvia Pieraccini

Molti consumatori hanno da tempo imparato a conoscere i prodotti agroalimentari Dop e Igp, di cui la Toscana è ricca (ne ha 31), che sono “protetti” da un disciplinare di produzione – che ne garantisce la qualità – e tutelati a livello europeo. Solo pochi invece sanno cosa sono i Pat, i prodotti agroalimentari tradizionali previsti da una legge del 1998, di cui la Toscana è ancora più ricca: ne conta 464, raccolti in un elenco nazionale del ministero consultabile online dal sito della Regione (http://prodtrad.regione.toscana.it/index.php), che contiene le schede identificative di tutti.

Si va dai pici senesi ai ravioli alla mugellana, dai tortelli maremmani al sanguinaccio, dal salame toscano all’alkermes, dai testaroli della Lunigiana alla gallina livornese, dalla cecina fino a uno degli ultimi in ordine di inserimento: la famosa bistecca alla fiorentina. Nell’elenco ci sono anche prodotti meno conosciuti, come il carciofo di San Miniato, la bottarga di cefalo di Orbetello, la torta di riso di Massa e Carrara, le cialde di Montecatini, i biscotti salati di Roccalbegna.

Tradizione codificata su ingredienti e preparazione

“Essere un Pat vuol dire rispondere a una tradizione che è codificata – spiega Marco Ginanneschi, consulente di Confindustria Toscana esperto di Pat – e che riguarda gli ingredienti, le modalità di preparazione e l’eventuale trasformazione, dunque la ‘ricetta’ come nel caso del cacciucco alla livornese”. Dei 464 prodotti tradizionali toscani, infatti, 150 sono “semplici” prodotti agricoli mentre i restanti sono frutto di trasformazione nei comparti delle carni, formaggi, prodotti da forno.

I Pat non hanno un organismo di certificazione come le Dop e le Igp, ma possono essere identificati con un marchio nazionale (un cerchio giallo con sfondo blu) che però pochi produttori usano. “Sono prodotti culturali – aggiunge Ginanneschi – che oggi sono poco riconoscibili da parte del consumatore ma che hanno grandi potenzialità fuori dalla Toscana. I milioni di turisti che ogni anno visitano la nostra regione li mangiano, li comprano e li richiedono”.

Si parte da un fatturato di 50-70 milioni di euro

La stima del fatturato alla produzione generato oggi dai Pat toscani si aggira sui 50-70 milioni di euro. “E’ da qui che possiamo partire per valorizzare il made in Tuscany – afferma Ginanneschi – i Pat sono già entrati a fianco dei prodotti Dop e Igp nel progetto Buy Food della Regione Toscana, hanno fatto ingresso nelle mense scolastiche e nei ristoranti degli agriturismi. Ora servirebbero altre iniziative di promozione, come ad esempio una ‘settimana dei prodotti tradizionali toscani’ nella grande distribuzione”.

La spinta verso l’export potrebbe servire anche a diversificare le vendite all’estero dell’agroalimentare toscano, che oggi si concentrano sul vino (e in misura minore sull’olio e sulle piante). La Regione nei mesi scorsi ha fatto un passo sui Pat, promuovendo (con un avviso diretto a imprese e enti) la nascita del Centro delle competenze dei Prodotti agroalimentari tradizionali col compito di “costruire nuove opportunità di mercato per gli agricoltori e per l’industria agroalimentare che intendono valorizzare i prodotti tradizionali”. L’intento dichiarato è migliorare l’organizzazione produttiva, la condivisione di esperienze, di pratiche lavorative, di studi e ricerche.

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Silvia Pieraccini

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