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06 aprile 2023

L’edilizia in Toscana è al bivio: ecco le sfide (e i rischi)

Il settore rischia di trovarsi in affanno col Pnrr, ma tante imprese sono ancora in difficoltà per la cessione dei crediti da bonus.

Leonardo Testai

Una riforma della Pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco; modifiche al nuovo codice degli appalti; nuove norme (e fondi europei) per la transizione ecologica degli immobili; interventi per sbloccare i crediti incagliati relativi ai bonus dell’edilizia; aggregazioni fra le piccole imprese per essere più capaci di aggiudicarsi gli appalti. Rossano Massai, presidente di Ance Toscana, ha fatto il punto sulle sfide e sui rischi dell’edilizia a livello regionale. Con un orizzonte nazionale, per quanto riguarda le soluzioni alle questioni più complesse. Verso un 2023 nel quale Ance prevede su scala regionale un ritorno del segno negativo per gli investimenti in costruzioni, con un calo del 5,7%.

In Toscana il settore conta oltre 52mila imprese che rappresentano circa il 15% delle imprese totali e offre lavoro a circa 100mila addetti (circa il 6% del totale occupati in regione). I dati relativi alle ore lavorate e agli iscritti alle casse edili confermano la tendenza positiva del settore per l’anno 2022, nonostante gli ultimi mesi siano stati leggermente più contenuti. I lavoratori iscritti, dopo la crescita del 14,8% del 2021, nel 2022 segnano un +15,5%, mentre le ore lavorate si fermano al +16%, e il dato della massa salari tocca quasi il +20% rispetto al 2021.

“Il nuovo codice degli appalti va migliorato”

Per il presidente di Ance Toscana, si comincia col nuovo codice degli appalti partorito dal governo: “Il risultato è un risultato accettabile, si può lavorare con questo codice, ci sono alcuni aspetti che secondo noi vanno cambiati e lavoreremo in questo senso”, ha affermato Massai. “C’è il discorso dell’illecito professionale che è stato sicuramente migliorato – ha spiegato -, però non ci soddisfa ancora; il massimo punteggio per l’offerta economicamente più vantaggiosa sul ribasso non ci trova d’accordo, in quanto non dovrebb essere il ribasso che fa giudicare una gara, ma l’offerta tecnica. Poi ci sono altri aspetti che vogliamo rivedere, come la revisione dei prezzi che non è così automatica come speravamo: però anche lì c’è stato un miglioramento”.

L’auspicio è quello di riforme ancor più corpose. “Quando si mette mano alla ristrutturazione di tutto l’apparato pubblico, dal governo ai Comuni più piccoli – ha detto Massai -, si toccano tanti aspetti, ci vuole coraggio, determinazione, coesione… per questo temo che non si arrivi in tempi brevi a questa soluzione, che invece sarebbe la più determinante”. Nello specifico delle questioni relative all’edilizia, ha aggiunto, “l’aspetto più importante per affrontare le sfide, e la prima è il Pnrr, è quello di riqualificare gli enti pubblici a tutti i livelli, quindi fare una riforma organica per riqualificare gli enti con professionalità adeguate alle necessità che ci sono già ora, e che saranno ancora più impellenti in futuro, perché poi della riqualificazione dei nostri centri abitati dovremmo comunque riparlarne anche se ora ha avuto uno stop”.

“Crediti incagliati, tanti rischiano di fallire”

Nell’immediato, il presidente di Ance Toscana chiede una soluzione per la cessione dei crediti derivati dai bonus in edilizia, dal Superbonus in giù. “Ci sono migliaia di imprese che rischiano veramente il fallimento perché hanno questi crediti incagliati e non riescono a cederli, e le ultime normative del decreto legge uscito ieri non hanno risolto questo aspetto”, lamenta Massei, che chiede anche soluzioni di lungo periodo per la transizione ecologica, anche con un intervento del pubblico, e fondi europei. “La situazione in Italia è veramente drammatica, abbiamo un patrimonio davvero vetusto. Oltre il 60% dei fabbricati è nelle ultime due categorie energetiche, in Germania la quota è del 7% e in Francia del 13%. Abbiamo centri abitati con tanti edifici di pregio, dove è difficile intervenire coi soliti cappotti o metodi di rigenerazione. Le sovrintendenze sono un freno”.

“Le piccole imprese fanno bene ad allearsi”

Le difficoltà nel reperimento di imprese del settore dell’edilizia pronte a lavorare, già evidenziate dalla ‘bolla’ dei bonus, rischiano di essere esacerbate con i cantieri del Pnrr, come sottolineato recentemente da Anci Toscana. Le imprese di costruzione in Toscana sono per lo più imprese di piccole dimensioni. Il 96% ha meno di 10 addetti, e le altre per lo più hanno meno di 50 addetti. In alcuni casi in Toscana le imprese di costruzioni si sono organizzate in contratti di reti. Secondo gli ultimi dati disponibili a marzo 2023, delle oltre 3.100 imprese toscane che hanno stipulato un contratto di rete circa il 10% appartiene al settore delle costruzioni.

“Le nostre imprese ci sono anche – ha osservato Massai -, ma sono piccole, ed è difficile per le imprese piccole, nonostante quello che è scritto nel nuovo codice, accedere agli appalti. Se non si aggregano non riescono a ottenere quei requisiti che servono proprio per questi lavori. Quindi credo che se andiamo in quella direzione, con associazioni temporanee di imprese, con reti, con consorzi, sicuramente avremo delle forze maggiori a livello imprenditoriale per affrontare questi impegni che saranno gravosi”.

“Gli immigrati sono la soluzione per la manodopera”

Problemi ancor più seri ci potrebbero essere sulla manodopera. Secondo gli ultimi dati prodotti dall’osservatorio Excelsior Unioncamere-Anpal in Toscana solo nel mese di marzo erano previste circa 1.800 assunzioni in edilizia, tra addetti alle costruzioni e addetti al mantenimento e rifiniture delle stesse. Di queste figure, però, 7 su 10 sono risultate di difficile reperimento per mancanza di candidati.

“Abbiamo preso contatto con la Regione Toscana – ha detto il presidente regionale di Ance -, abbiamo fatto un incontro, e apriremo un tavolo per gli immigrati, perché secondo noi a livello di manodopera la strada è quella: trovare degli immigrati che da un punto di vista tecnico-culturale possano entrare nei nostri cantieri”. Non solo: “stiamo lavorando a ventaglio su tutte le possibilità: ultimamente abbiamo firmato un protocollo con il provveditorato alle carceri, le nostre scuole andranno dentro le carceri a fare dei corsi per i carcerati che sono a fine pena, o che possono uscire la mattina e rientrare la sera, e quindi possono lavorare”.

Esclusione con rinvio a giudizio, una critica al nuovo codice

Fra le novità del codice degli appalti, Ance Toscana Nord mette in luce un punto debole che potrebbe generare una pioggia di ricorsi e controricorsi. Il nuovo codice prevede che per alcuni tipi di reato la mera richiesta di rinvio a giudizio, o l’applicazione di misure cautelari, siano elemento sufficiente per attribuire alle stazioni appaltanti la facoltà di escludere l’impresa da una gara. Per la presidente Daria Orlandi si tratta di “un sovvertimento di poteri nella materia più delicata del diritto, quella relativa alla libertà personale e di impresa della persona. Siamo molto, molto preoccupati di questo approccio, che non esitiamo a definire approssimativo e pericoloso per le imprese e per il sistema”.

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Leonardo Testai

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