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Impresa

24 gennaio 2023

Acqua, la scelta di restituire gli utili agli utenti

Galles e Toscana sono due regioni diverse ma con analoghe esperienze, come ci spiega questo intervento.

di Vincenzo Colle, presidente di GAIA S.p.A. (nella foto)
e di Peter Perry, chief executive officer – Dwr Cymru Welsh Water

È possibile, per un’azienda, rinunciare all’utile e usarlo per finanziare gli investimenti per mantenere in efficienza le infrastrutture?

Welsh Water (Glas Cymru) è la società che gestisce il servizio idrico nel Galles, ha un volume d’affari di circa 810 milioni di sterline e serve più di 3,1 milioni di abitanti. Nasce nel 2000, ereditando la gestione da una società precedentemente quotata in borsa. La particolarità di questa azienda, rispetto alle altre imprese che gestiscono il servizio idrico in Gran Bretagna, è quella di essere una società senza scopo di lucro, una no-profit o, come dichiarano, una società senza azionisti. Ha investito nell’ultimo anno più di 334 milioni per un valore di circa 107 sterline per abitante. 

In Italia c’è una realtà toscana che si allinea allo stesso modello. Gaia Spa, è una società per azioni che gestisce il servizio idrico nella Toscana del nord, ha un volume d’affari di circa 90 milioni e serve circa 420.000 abitanti. Costituita nel 2004, ha ricevuto l’affidamento del servizio idrico nel 2005. In Toscana è l’unica società interamente pubblica, di proprietà dei comuni. Nel panorama nazionale è considerata una media impresa e quest’anno (2022) ha realizzato circa 35 milioni di investimento per un valore di circa 84 euro per abitante.

I dati delle due società

Due imprese industriali che gestiscono il servizio idrico integrato in paesi e aree diverse. Apparentemente poco in comune, eppure entrambi hanno fatto una scelta: destinare una parte del valore prodotto (l’utile) al rimborso degli utenti.

Welsh Water “restituisce” valore all’utente fin dalla sua costituzione (2000). Fra il 2000 e il 2022, la società ha restituito agli utenti più di 450 milioni di sterline.

Gaia ha iniziato a restituire valore all’utente dal 2011. In questi undici anni la società ha restituito all’utente un valore pari a 12.5 milioni di euro.

 Il valore restituito agli utenti

Welsh Water ha iniziato a restituire valore agli utenti attraverso un rimborso, che avveniva al momento della determinazione dell’utile di bilancio, a ciascun utente in proporzione al proprio consumo annuo. Successivamente ha affiancato a questo tipo di rimborso un trasferimento a sostegno delle utenze più deboli che erano in difficoltà a pagare le bollette. Infine, ha aggiunto una terza forma di rimborso utilizzando l’utile per finanziare investimenti in modo da non farli gravare sulla tariffa a carico dell’utente. Gaia ha invece iniziato questa forma di restituzione di valore attraverso l’istituzione di un fondo per finanziare le utenze più deboli che erano in difficoltà a pagare la bolletta.

Negli ultimi due anni, in analogia a quanto fatto da Welsh Water, ha affiancato a questa forma di sostegno l’utilizzo di parte dell’utile per finanziare investimenti i cui costi non saranno in tariffa a carico dell’utente.

Il risultato di questo ritorno di valore agli utenti si traduce in misura proporzionale in una riduzione della tariffa e quindi della spesa che l’utente sostiene per i propri consumi di acqua. In sostanza sia Welsh Water che Gaia stanno finanziando gli investimenti solo con il debito: la prima attraverso l’emissione di obbligazioni e Gaia attraverso un finanziamento di tipo project financing. La gestione rende sostenibile il loro indebitamento. La sostenibilità del debito di Welsh Water è certificata dalle società di rating che la classificano come l’impresa con il miglior merito del credito dell’intero Regno Unito.

Per il settore idrico, spesso al centro del dibattito per i delicati equilibri tra etica e finanza, queste forme societarie potrebbero rappresentare un’alternativa alle tradizionali società per azioni, che distribuiscono dividendi ai propri azionisti.

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