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01 dicembre 2022

Abusivismo e condoni, una riflessione sulla Toscana

In Toscana il pericolo arriva dalle opere mancate non dagli abusi, lo spiega il presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili della Toscana.

di Rossano Massai, presidente di Ance Toscana

La tragedia, purtroppo ennesima, di Ischia ha riacceso l’attenzione su due aspetti legati alla gestione del territorio: abusivismo edilizio e dissesto del territorio, temi spesso collegati ma che non lo sono necessariamente sempre.

Cominciamo dall’abusivismo edilizio e quindi dai condoni, tre, che hanno interessato la legislazione; Ance è sempre stata contraria alla politica dei condoni edilizi, solo il primo quello del febbraio 1985, poteva avere una giustificazione in quanto consentiva di regolarizzare il patrimonio edilizio stratificatosi nella storia e spesso portatore di difformità formali del tutto ininfluenti rispetto alla qualità urbana ed all’impatto dell’edificato. Nel 1985 tutti gli italiani scoprirono di avere finestre, porte, muri interni formalmente irregolari e, quindi, di essere incolpevoli abusivi, con il paradosso che regioni come il Piemonte e la Lombardia finirono ai primi posti nella graduatoria delle domande di condono, stessa sorte subirono a livello comunale Firenze, Torino, Bologna, Genova, Prato ed Arezzo, tutte città nelle quali non vediamo ville o palazzi multipiano costruiti senza la storica “concessione edilizia”.

Appare evidente quindi che dobbiamo chiarire il concetto di “abuso edilizio”, che oggettivamente nel contesto storico, culturale, sociale ed amministrativo della Toscana può essere riferito a difformità edilizie talvolta rilevanti ma con impatto sul territorio sicuramente non paragonabili ad un edificio costruito totalmente al di fuori di prescrizioni urbanistiche o addirittura in contesti totalmente privi di regole urbanistiche, situazione quest’ultima che non appartiene alla Toscana laddove esiste una consolidata tradizione di pianificazione urbanistica e di attenzione delle amministrazioni.

Va caso mai registrata una difficolta da parte delle amministrazioni nell’adeguamento degli strumenti urbanistici che appaiono in qualche caso datati o comunque non in linea con le mutate esigenze dei cittadini e delle imprese.  Le conseguenze dell’abusivismo che definiamo “pesante” sono molteplici sul territorio sotto forma di urbanizzazioni mancanti, di impatto paesaggistico e più in generale di scarsa qualità del prodotto con pesanti ricadute per l’incolumità dei cittadini, pensiamo al rischio sismico.

Vi è però un’altra conseguenza su cui come Ance vogliamo portare l’attenzione: la scarsa qualità del lavoro che è sottesa ad un’opera abusiva. Appare evidente che dietro un abuso edilizio troviamo lavoro irregolare, operai non tutelati ed in elevata situazione di pericolo infortuni.

Nel caso della Toscana quindi non vediamo una correlazione tra abusivismo e rischio idrogeologico che, invece, sussiste chiaramente in altre regioni, questo naturalmente non vuol significare che la nostra regione non abbia gravi problemi di sicurezza idraulica del territorio come testimoniato dagli ancor recenti eventi catastrofici di Livorno e della maremma.

Qui dobbiamo registrare come a fronte di una rilevante attività di analisi e studio non sia seguita una adeguata velocità di realizzazione, ancora oggi ad esempio molte delle casse di espansione prevista dal Piano di Bacino del l’Arno sono ancora nella fase preliminare alla procedura di gara o, nel caso migliore, di procedura in corso. Evidentemente gli investimenti per la messa in sicurezza del territorio soffrono delle difficolta e delle strozzature che affliggono tutti gli investimenti pubblici nel nostro paese; quando si tratta di complicazioni procedurali non esistono “isole felici”. 

Leggiamo nei commenti a caldo di queste ore che consapevole delle difficoltà, il Governo sarebbe tentato di accentuare il ruolo di strutture commissariali per la gestione degli appalti; premesse le perplessità di Ance sulla figura dei commissari, appare curioso che dopo aver smantellato cinque anni fa la struttura di Italia Sicura che non rivestiva un ruolo commissariale, si riconosca ora  la incapacità del Ministero e degli enti territoriali di procedere nell’attuazione degli investimenti, forse il Governo dovrebbe avere il coraggio di ritornare su decisioni del passato.

Dobbiamo avere tutti, cittadini ed amministratori, la consapevolezza dell’importanza della gestione quotidiana e regolare del territorio attraverso una legislazione urbanistica capace di rompere il principio per cui l’edilizia è per forza “una cosa complicata” e la tutela ha bisogno di pesanti formalità. Sul versante degli appalti per la sicurezza idro-geologica, occorre superare storiche frammentazioni e duplicazioni tra gli enti riportando la gestione delle procedure a soggetti di area vasta.         

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